Cover / Explosion. Intervista a Loredana Longo

di Manuela De Leonardis

loredana_longo-cover1Roma. Loredana Longo (Catania 1967) ha una dichiarata passione per il vintage. Per la performance Cover, in cui torna prendere parte da protagonista come non faceva da anni, indossa un abito sottoveste rosa salmone, in tinta con la tovaglia stampata a fiori della tavola apparecchiata. Tavolo e tappeto rotondo, tazza da tè, vaso con le rose, lampadario a gocce di cristallo… Uno squarcio domestico di sapore retrò apparentemente rassicurante. Ma l’artista mette subito in guardia: “non ti sedere sulle sedie, sono truccate!”. Del resto non è sempre lei che altrove maneggia con disinvoltura polvere da sparo, batterie, fili elettrici?

C’è poi quel drappo nero, un preziosissimo tessuto serico a rilievo, con cui oggetti e arredi – nonché lei stessa – sono completamente ricoperti, proprio come si fa in previsione di una lunga assenza per proteggere dalla polvere mobili e ninnoli. Anche la scelta del non-colore è tutt’altro che casuale. La messinscena teatrale non lascia spazio all’immaginazione. La realtà dei fatti parla da sé. A crollare qui è un’istituzione tradizionalmente salda come la famiglia (in altri contesti era il matrimonio, il Natale, l’amicizia…) che si rivela in tutta la sua precarietà e debolezza. L’esplosione dei lavori precedenti trova in Cover una sorta di evoluzione drastica. Un gesto impercettibile della protagonista dà il via al crollo a catena del lampadario e di tutti gli oggetti inquadrati. La distruzione è effettiva, del tutto reale. Il margine di imprevisto c’è sempre, anche se è studiato. Se, però, in Explosion ogni cosa veniva ricollocata nella posizione originaria – una sorta di restauro conservativo – in Cover non c’è proprio nulla da “rattoppare”. Il risultato finale non può che essere lucidamente drammatico. Il catalogo Explosion (M&M editore) verrà presentato al Macro – Museo d’Arte Contemporanea di Roma il 10 giugno 2008, in occasione del quale verrà proiettato il dvd che raccoglie la serie completa di 16 episodi di Explosion 2006-2007.


loredana_longo-cover2
Come nasce il progetto Cover?


E’ la prosecuzione di quelle scene familiari di Explosion che ho fatto nel 2006-2007. Continuo con la ricostruzione degli ambienti familiari di cui, peraltro, mi occupo da sempre. La tavola è una costante, perché penso che sia il momento catalizzatore della famiglia. Qui la scena è molto semplice ma deliziosa, curata in ogni particolare, a partire dal color pesca. Dà l’idea di pulito, di una casa fresca. Il tipo di arredo delle abitazioni perbene degli anni ’50 che abbiamo visto nei film americani. La casa della famiglia perfetta, dove però ci sono solo io e nessun altro. Ogni cosa – dal lampadario al tappeto – viene ricoperta con una stoffa nera elastica molto preziosa, come quando prima di partire si coprono i mobili con il tessuto bianco per non farli impolverare. Qui, al contrario, ho usato il nero con un significato luttuoso per far annullare di colpo la scena. Non si capisce più che si tratta di sedie, di un tavolo… la stoffa aderisce in maniera compatta agli oggetti, come se fosse una glassa nera. Alla fine tutto diventa un’enorme scultura di cui faccio parte anch’io, sigillandomi al contesto. Qui potrebbe finire il tutto, ma non sono così semplice. Il colpo di scena è il crollo del lampadario, del tavolo e delle sedie. La distruzione é totale e rimango soltanto io. Questo fa parte delle visioni grottesche degli ambienti familiari in cui tutto sembra perfetto, ma per l’appunto non lo é. L’imprevisto determina la distruzione. La performance viene ripresa in video, poi proiettato accanto all’installazione.


Che importanza ha l’imprevisto nel tuo lavoro?


E’ sempre un imprevisto che creo, non succede casualmente, diciamo che si tratta di un imprevisto progettato. Non so se è una questione di adrenalina, comunque non riesco più a lavorare in condizioni tranquille, ci deve sempre essere qualcosa di imprevedibile. Del resto la vita mica è sempre lineare. La perfezione non esiste.


C’è un netto contrasto tra la visione del prima, così ordinata e perbene, e quella del dopo in preda al caos…

Tutto è ingannevole nell’apparenza. Con l’esplosione d’un colpo distruggevo tutto quello che avevo costruito e lo ricostruivo, qui invece non voglio dare più questa chance. Quello che è distrutto é distrutto. Io stessa ho coniato il termine di “estetica della distruzione” sulla base di una mia visione personale.


loredana_longo-cover3E’ stato più volte sottolineato che gli ambienti che fanno parte delle tue scenografie sono gattopardiani…

Non riesco più ad avere una visione contemporanea, percepisco gli ambienti in una loro trasfigurazione passata o futura. Sono totalmente affascinata, proprio perché siciliana, da tutto quello che è decadente. E’ nel mio dna. Ho anche la fortuna di vivere in Sicilia e di frequentare anche famiglie nobiliari che abitano in case spettacolari, ma un po’ cadenti, che emanano un vissuto che sento appartenermi, tanto che trasfiguro tutte le cose in queste visioni. La distruzione c’è per via di vicende personali che mi porto dentro, a cominciare dalla famiglia. Non perché il rapporto con la mia famiglia sia negativo, ma perché in ogni famiglia ci sono sempre attriti e momenti di tensione. La mia, ad esempio, è una famiglia numerosa dove tutti sono sposati e hanno figli, l’unica che non è sposata sono io. Il fatto di ricostruire, come facevo nel progetto Explosion, è poi legato a dei traumi fisici che ho avuto. L’idea mi è venuta proprio stando per quattro mesi in ospedale. Volevo ricostruire le cose come stavano ricostruendo me. Le tracce di quello che viene ricostruito sono comunque visibili. Non ho fatto altro che portare questo mio vissuto nel lavoro.

Il tuo lavoro ruota esclusivamente intorno alla famiglia…

Una volta un dentista mi avrebbe pagato chissà che per far esplodere il suo studio. Ma mi sono rifiutata spiegandogli che il mio lavoro è incentrato sempre ed esclusivamente sul tema della famiglia. “Ma perché la famiglia non può andare dal dentista?”, mi disse. Gli risposi che la famiglia può andare alle giostre, in gita… ma io, almeno fino ad oggi, preferisco rimanere nella dimensione domestica.

 

Ci sono artisti a cui ti ispiri?


Rebecca Horn è una delle mie artiste preferite, Mona Hatoum. Adoro anche il lavoro di Flavio Favelli.


©CultFrame 06/2008

 

 

IMMAGINI

1, 2 e 3 Loredana Longo. Cover, 2008. Video/installazione/performance. Courtesy Galleria Traghetto

 

INFORMAZIONI MOSTRA

Loredana Longo – Cover / Explosion

Dal 22 maggio al 10 giugno 2008

Galleria Traghetto / Via Reggio Emilia 25, Roma / Telefono: 0644291074

Martedì – sabato 14.30 – 19.30 / chiuso domenica e lunedì

Ingresso libero

Cura: Antonio Arévalo

Catalogo: Explosion / Editore: Maschietto Editore / Presentazione: 10 giugno 2008 alle 17.00 / Macro – Museo d’Arte Contemporanea di Roma / Via Reggio Emilia 54, Roma / Ingresso libero

 

LINK

Il sito di Loredana Longo

Galleria Traghetto, Roma

 

Tags: , , , , , , , ,

Lascia un commento

wenders incontra salgado



Il sale della terra: il docufilm di Wenders pecca di celebrazione (di Maurizio G. De Bonis - Punto di Svista)

[...] si tratta di un’agiografia priva di analisi e di approfondimento che, dunque, pone lo spettatore di fronte a un soggetto praticamente intoccabile. Così, ne Il sale della terra le sublimi e atroci immagini delle miniere d’oro in Brasile (Serra Pelada) finiscono incredibilmente per avere lo stesso valore degli inutili e banali scatti de [...]

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di CultFrame - Arti visive

Archivi