Videozoom Marocco – Identità in transito. Incontro con Francesca Gallo

di David Arciere

mounir_fatmiI percorsi dell’arte contemporanea, e dunque anche della videoarte, sono tendenzialmente confinati all’Europa e al Nord America. Eppure, esiste un movimento artistico importante anche in Africa, e in particolare nella vasta zona geografica del Maghreb. Nell’ambito delle grandi manifestazioni espositive mondiali sono sempre presenti artisti del mondo arabo, i quali immettono nel “sistema-arte” uno sguardo “altro” rispetto alle linee ormai consolidate, e spesso ripetitive, dell’espressione contemporanea. In tal senso, chi opera nel settore della ricerca e della cura artistica deve necessariamente rivolgere le proprie attenzioni nei riguardi di un’area molto più vivace di quanto si possa erroneamente pensare.
Prova di questa realtà è la manifestazione Videozoom Marocco – Identità in transito, organizzata presso la Galleria Sala 1 di Roma. La mostra, curata da Francesca Gallo, è impostata sulla presentazione di video firmati da dieci diversi autori di origine marocchina. Emerge da questa selezione un universo complesso, ricco di sfumature e di idee, in grado di comunicare in maniera limpida una “consapevolezza espressiva e tecnica” che corre di pari passo con il processo di democratizzazione del paese.


CultFrame ha incontrato la curatrice Francesca Gallo.


Come è nata l’idea di realizzare un evento sulla videoarte marocchina? E come si colloca il movimento artistico marrocchino nel contesto del Maghreb?


Il progetto nasce nello spirito del partenariato euro-mediterraneo, in una difficile fase dei rapporti fra mondo arabo e mondo occidentale. All’intero dello sfaccettato universo maghrebino, il Marocco occupa una posizione cardine sia per il suo storico ruolo di “porta” fra l’Africa e l’Europa, sia per la vivacità che contraddistingue la sua scena artistica e non da ieri.


Come si è sviluppata, negli ultimi anni, la videoarte in Marocco?


Non credo che sia casuale che le trasformazioni politiche che interessano il paese all’inizio degli anni ’90 coincidono anche con l’avvio dell’importante esperienza del Festival d’Art Vidéo di Casablanca, tutt’ora attivo, e con la diffusione di atelier video presso le università e i centri culturali stranieri. Oggi anche qualche galleria d’arte e le fondazioni private sostengono queste ricerche. Emblematica dell’articolata mutazione ancora in atto nel paese è la crescita della presenza artistica femminile, di cui Videozoom Marocco dà conto con particolare attenzione. Sono infatti molto fiera di aver incluso nella rassegna anche il primo video nato dalla collaborazione di due artiste visive come Amina Benbouchta e Saafa Erraus.


mourad_el_figuiguiQuali sono gli elementi contenutistici e linguistici ritornati delle opere selezionate?


Il video d’autore è un terreno di confine tra le arti, e tra queste e la cultura di massa: tali caratteristiche ne fanno un territorio per certi versi più sensibile di altri ai problemi del nostro tempo. Il panorama che la rassegna offre si caratterizza per l’alto livello formale e tecnico dei video, che mostrano quanto la dimestichezza con le tecnologie digitali sia sviluppata da questi artisti in osmosi con gli strumenti e i linguaggi dei media, ma anche le drammatiche tensioni che incessantemente questi portano alla ribalta. Certi autori, infatti, si fanno interpreti critici del cosiddetto “scontro di civiltà”, della violenza quotidiana che esso produce, dei gravi problemi economici e politici internazionali che lo alimentano: è il caso di Brahim Bachiri, di cui è in mostra un lavoro fondamentale come Marocain à deux dimensions, e di Mounir Fatmi, di certo il più noto fra gli autori presentati in questa occasione. Sorprende l’acutezza con cui anche l’arte coglie le paure e le sue sfide del presente, come in Straight Stories di Bouchra Khalili.

 

Quali sono le motivazioni che hanno portato al titolo Identità in transito?


L’identità in quanto fissa e immutabile non esiste, siamo tutti in continua trasformazione e le sollecitazioni attuali non fanno che ribadire questo dato: la dimensione del divenire coinvolge tutti, artisti e pubblico, Occidente e Oriente. In particolare poi il titolo mi è stato suggerito dagli stessi lavori: Terrasse di Mohamed Ezoubeiri, ad esempio restituisce le incertezze di un mondo che sta cambiando, in cui luoghi e tradizioni scompaiono, lasciando un vuoto destinato ad essere rapidamente riempito dai frutti dell’economia globalizzata. Mentre altri traducono i sintomi e gli effetti di questi stessi mutamenti sul piano delle identità individuali e dei valori condivisi, privilegiando la sfera del sé e le sue forme di rappresentazione, come nel caso di Fatima Mazmouz, Mourad El Figuigui, Hassan Boufous. In altri casi invece c’è un sorprendente connubio fra tradizione e modernità, come nell’aniconismo e decorativismo di Badhra, il video di Younès Rahmoun, realizzato con un’animazione digitale sul tema del seme-grano.


©CultFrame 03/2008

 

IMMAGINI

1 Mounir Fatmi. Dieu me pardonne, 2004
2 Mourad El Figuigui. Intidar, 2005

INFORMAZIONI MOSTRA

Videozoom Marocco – Identità in transito

Dal 17 marzo al 2 aprile 2008

Galleria Sala 1 / Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma / Telefono: 067008691

Martedì – sabato 16.30 – 19.30

Cura: Francesca Gallo

 

LINK

Galleria Sala 1, Roma

 

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