Warhol – Beuys. Omaggio a Lucio Amelio

andy_warhol-joseph_beuysChi è napoletano (e quindi conosce lo stato in cui versa la città), ma anche chi napoletano non è, alla visita della meravigliosa ed imponente esibizione Warhol – Beuys Omaggio a Lucio Amelio alla Fondazione Mazzotta di Milano, resta commosso e apprende senza sforzo, oppure fortifica, importanti geografie dell’arte contemporanea.

Come dichiara esplicito il titolo, per una volta una mostra non è dedicata ad un artista, ma ad un noto gallerista e collezionista, promotore ed instancabile alfiere di una Napoli rutilante di luce (Amelio è nato a Napoli nel 1931 e lì si è spento nel 1994, seppellito nell’isola di Capri). La mostra inizia nel 1980, e dall’incontro (avvenuto non a caso a Napoli) delle due grandi anime dell’arte contemporanea, il tedesco Joseph Beuys e l’americano andy Warhol. Ma è tutta dedicata a colui il quale rese possibile questo incontro: il gallerista, promotore e mecenate Lucio Amelio.


La scintilla da cui è nata l’idea di costruirla è la collezione Terrae Motus, che il grande gallerista napoletano volle all’indomani della grave sciagura che colpì l’Irpinia nel 1980: proprio per il sisma, e forte delle grandi relazioni che aveva nel mondo, Amelio chiese agli artisti più rappresentativi di fondere la loro creatività nel momento del dolore e creare un’opera che restasse memento mori della sciagura e che servisse a risollevare le sorti delle genti campane, non facendo dimenticare nel mondo la sciagura del terremoto attraverso opere ed artisti così eccezionali come alfieri ed ambasciatori.
Novantadue opere, di cui 30 di Warhol e 42 di Beuys si accompagnano ad altre 20 di artisti del calibro di Anselm Kiefer, di Robert Mapplethorpe (alcuni stupendi ritratti, incluso, quello ad un Amelio incappucciato dagli occhi velati di tristezza tutta partenopea), Gerhard Richter, Miquel Barcelò, Mario Ceroli, Bruno Di Bello, Nino Longobardi, Otto Muehl, Michelangelo Pistoletto, Robert Rauschenberg, Mario Schifano, Ernesto Tatafiore, tutti protagonisti dell’arte internazionale assoluti che nella galleria di Lucio Amelio, la Modern Art Agency con sede a Piazza dei Martiri 58, operavano oppure avevano partecipato a momenti di dialogo.


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Curata da un compagno fedele di quegli anni, il giornalista e collezionista Michele Buonuomo, la mostra contiene una ampia sezione filmografica in cui è possibile vedere il gallerista nelle vesti di attore, oltre due documentari/intervista dell’artista e critico Mario Franco (Ma l’amore no. Ricordando Lucio Amelio, 2004) e di Mario Martone (Terrae Motus, 1993) realizzato negli ultimi mesi antecedenti alla scomparsa del gallerista.
La selezione delle opere prevede anche alcuni oggetti feticcio: un paio di stivali rossi di Warhol, un prototipo di macchina fotografica Polaroid regalato da Warhol a Mimmo Jodice e un tovagliolo con un disegno di Rauschenberg.

Oltre ad alcuni video di repertorio (servizi radiotelevisivi ed interviste), una sezione fotografica invece descrive sia l’incontro dei due artisti nella galleria di Amelio, sia altri avvenimenti della galleria stessa e della Napoli di quegli anni (le foto sono di Ferdinando Scianna, Mimmo Jodice,  Peppe Avallone, Bruno del Monaco e Fabio Donato).

Nei suoi circa trent’anni di attività (1965-1994), Amelio è stato, indiscusso, il punto di riferimento dell’arte internazionale. Comprese le fiere di settore, come Basilea, dove si narra addirittura la legenda che il suo posto nel board non sia mai stato tolto dal tavolo direttivo e dove per anni le sue invettive contro quei galleristi che non affrontavano con serietà la loro professione, venissero tenuti in grande considerazione (tanto da non ammetterli in fiera). Alla sua morte, gli spazi della sua galleria in Piazza dei Martiri furono a lungo corteggiati da uno dei galleristi che Amelio non considerava professionalmente all’altezza: Alfonso Artiaco, che li ha alfine ottenuti e tuttora li utilizza, trasferendosi dalla periferia ovest (la cittadina di Pozzuoli) al cuore del centro opulento di Napoli.

A soli tre mesi di distanza dal sisma del 1980, nel febbraio del 1981, fu quindi Joseph Beuys con Terremoto in Palazzo – una mostra e una serie di performance – a tracciare l’impianto “teorico” di quella che da rassegna presto si sarebbe trasformata in collezione permanente e sarebbe diventata il cuore della futura Fondazione Lucio Amelio. L’altra risposta fu quella data da Warhol, nel dicembre del 1982: tre grandi tele, con la riproduzione serigrafica della prima pagina del Mattino del 26 novembre 1980, con il titolo Fate presto, poi Vesuvius by Warhol (1985), una serie di tele e di lavori grafici che partono da un’immagine ottocentesca del vulcano in eruzione (esposti alla personale di Warhol che Amelio organizzò al Museo di Capodimonte).

 

andy_warhol-stivali_rossiLa collezione Terrae Motus vide anche l’adesione di Mimmo Paladino, Ernesto Tatafiore, Cy Twombly per primi, cui si aggiunsero poco dopo Barcelò, Alighiero Boetti, Boltanski, Cragg, Cucchi, Di Bello, Haring, Fabro, Gilardi, Gilbert & George, Kiefer, Kounellis, Mapplethorpe, Merz, Ontani, Paolini, Pistoletto, Rauschenberg, Richter, Schifano, Schnabel, Vedova e moltissimi altri. Allo stato (a parte la splendida occasione rivestita da questa mostra), la collezione non è valorizzata trovandosi in alcune sale (spesso chiuse) della Reggia di Caserta e comunque mal indicate nel percorso di visita del palazzo reale.

Una delle immagini più prepotenti della mostra, è la singolare e famosissima opera-concetto di Joseph Beuys dedicata a quel sud che Amelio gli lasciò entrare a poco a poco nel cuore, per restarvi per sempre: la splendida Capri Batterie (Dopo mille ore cambiare le batterie) (scatola in legno, con limone collegato a una lampadina elettrica, Collezione Amelio Santamaria, 1985). Poco distante da un’altra dalla dolcezza e dalla melanconia ineguagliabili, l’accrochage Bruno Corà – Tee per la lotta continua vera.


©CultFrame 02/2008

 

IMMAGINI

1 La conferenza stampa nella galleria di Lucio Amelio per la presentazione della mostra di Andy Warhol con i ritratti di Beuys. 1 aprile 1980. Foto ©Antonio Troncone

2 Joseph Beuys. Terremoto in Palazzo, 1981. Installazione in legno, terracotta, vetro, cera e uovo. Collezione Terrae Motus. Reggia di Caserta
3 Andy Warhol. Stivali rossi di Andy Warhol donati a Lucio Amelio con dedica, 1976. Collezione Amelio-Santamaria

 

INFORMAZIONI

Warhol – Beuys. Omaggio a Lucio Amelio

Dal 16 novembre 2007 al 30 marzo 2008

Fondazione Antonio Mazzotta / Foro Buonaparte 50, Milano / 02878197-878380

Tutti i giorni 10.00 – 19.30 / martedì e giovedì 10.00 – 22.30

Biglietto: Intero 8,00 euro / Ridotto 6,00 euro

Catalogo: Edizioni Gabriele Mazzotta / 39,00 euro / in mostra 29,00 euro

 

LINK

Fondazione Antonio Mazzotta, Milano