Gregory Crewdson. Una mostra a Roma

gregory_crewdson-beneath_the_roses1“Untitled/senza titolo”… Non c’è una foto che abbia il titolo. Anche in questa prima indicazione – apparentemente poco rilevante – è sintetizzata la scelta dell’autore di raccontare un qualcosa di anonimo, non ben definito e, allo stesso tempo, stilato all’insegna dei cliché. Americano di New York, Gregory Crewdson (è nato nel 1962) fin dai primi lavori (Early Work 1986-1988) sceglie di incentrare la sua ricerca sulla società a cui appartiene, lasciando trapelare -davanti al velo dell’immobilità – spunti psicoanalitici, visioni pittoriche, realtà cinematografiche. Un’atmosfera imprevedibilmente cruenta e noir, lì dove la cornice non si discosta troppo da un Happy Days contemporaneo catapultato nella Wisteria Lane di Desperate Housewives. Citazioni cheap, per l’appunto, di una provincia americana svuotata di contenuti.

Pagine di una “normalità” patologica, dietro la facciata del perbenismo medio borghese. Bambini e adulti mentre guardano assorti la tv; casalinghe con il carrello della spesa, fuori da un illuminato Harry’s Supermarket; famigliole intorno alla tavola imbandita. Ma anche momenti più intimi, come quella coppia un po’ “datata” immortalata nella camera da letto: lui in pigiama, seduto sul letto, lei in piedi – reggiseno e sottogonna – immobile davanti alla toletta, con la mano che stringe la spazzola per i capelli. Tutto appare cristallizzato. Ogni personaggio è avvolto nel proprio alone di solitudine, non interagisce con gli altri, né tanto meno guarda dritto nell’obiettivo della macchina fotografica. Neanche il cane, fulcro del focolare.


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Penultima tappa di un percorso iniziato nel 2005 al Kunstvereig Hannover (si concluderà alla Galerie Rudolfinum di Praga nel maggio 2008), la retrospettiva Gregory Crewdson 1985-2005 segue l’evoluzione stilistica di Crewdson, felice interprete della staged photography. Tra i lavori presentati anche una fantastica divagazione nel mondo degli animali con Natural Wonder (1992-1997), non meno inquietante – malgrado il sovraffollamento di innocue farfalle colorate – di Hover (1996-97), unica serie realizzata in bianco e nero, dove l’irrazionale è inquadrato in una prospettiva rialzata, come quell’immagine di un uomo che falcia il prato disegnando quattro cerchi concentrici.

L’impatto emotivo tra l’opera e lo spettatore diventa più intenso – percettibile – quando le scene si arricchiscono di suspense, suggerendo complesse elucubrazioni mentali. E’ così nella foto scelta anche per la copertina del catalogo, dalla serie Beneath the Roses (2003-2005): un taxi con la portiera aperta, nella strada alberata di un quartiere residenziale, nel buio di una notte animata dalle luci artificiali. Il dondolo nel patio della villetta di legno, davanti al taxi in sosta. Finestre illuminate che dichiarano una presenza domestica. In primo piano, sull’asfalto della strada, lungo la linea prospettica del taxi, una ragazza a piedi nudi che indossa una sottoveste di raso e una felpa aperta. Ha in mano qualcosa e lo sguardo basso, rivolto verso il nulla.

 

gregory_crewdson-beneath_the_roses3Immagini apparentemente quotidiane ricostruite con una meticolosità quasi ossessiva in studio o in set cinematografici, come – vera apoteosi – quella novella Ofelia delle periferie (da Twilight 1998-2002) in cui il corpo della giovane donna emerge dalle acque che sommergono un salotto. La citazione è pittorica, impossibile non pensare all’Ofelia ottocentesca di John Everett Millais. Nel lavoro di Crewdson (a sottolinearlo è il curatore, Stephan Berg) si rintracciano anche “l’enfasi sull’insolito e l’aberrante”, trait d’union con la fotografia di Diane Arbus e un “mondo immaginifico” vicino a quello di Cindy Sherman. Quanto al cinema, i primi nomi che vengono in mente sono il David Lynch di Velluto Blu e le scene surreali di Steven Spielberg in Incontri ravvicinati del terzo tipo o E.T. l’extra-terrestre. “Il grado di saturazione di modelli letterari e cinematografici di queste fotografie non è sintomo di imitazione,”– scrive Berg – “ma la prova che la mole di immagini esistenti è il fondamento per la costruzione di nuove fotografie, che a loro volta potranno trasformarsi in modelli.”.


©CultFrame 02/2008

 

 

IMMAGINI

Gregory Crewdson. Untitled. Dalla serie Beneath the Roses, 2003-2005. Courtesy of the artist and Luhring Augustine

 

INFORMAZIONI

Dal 19 dicembre 2007 al 2 marzo 2008

Palazzo delle Esposizioni / Via Milano, Roma / Telefono: 0639967500

Orario: domenica, martedì – giovedì 10.00 – 20.00 / venerdì e sabato 10.00 – 22.30 / chiuso lunedì

Biglietto: intero € 12,50 / ridotto € 10,00

A cura di Stephan Berg

Catalogo: Gregory Crewdson 1985-2005 / Edizione: Hatje Cantz / italiano, spagnolo / € 35,00

 

LINK

Palazzo delle Esposizioni, Roma

 

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