I am now a dolphin. Mostra di James Yamada

james_yamadaLe doppie personali invernali alla galleria Raucci-Santamaria sono antitetiche e divergenti. Come uno dei due galleristi afferma, “ciascuno di noi si innamora di un artista e lo segue, per questo alcune volte capita, come nel caso delle due installazioni di Yamada nella gallery B e di Markl nella gallery A, che la nostra galleria ospiti progetti completamente dissonanti”.

Se nella gallery A è simulata una sala da gioco, con moquette e pareti blu, in cui sono installate quattro enormi carte francesi d’alluminio che formano un poker d’assi (Mamatschi, dell’austriaco Hugo Markl che vive a New York), l’americano James Yamada, che ha già esposto tanto con i due importanti galleristi napoletani sia nel loro spazio sia ad Art Basel, si muove tra pittura, scultura, fotografia e video. Tutti parte di uno stesso progetto e tutti mai esposti prima (datati 2006/2007), i lavori si incentrano sul rapporto tra arte e natura, la tecnologia e le sue conseguenze sull’uomo. Dal titolo – derivato dal quadro che apre la mostra I am now a dolphin – la personale esprime teorie olistiche spinte fino alla reincarnazione. Cinque installazioni video (una delle quali proiettata a parete, le altre in giganteschi televisori accatastati l’uno all’altro) sono la sorgente degli still fotografici di grandi dimensioni che si mostrano a parete nella stanza delle pitture. Il pubblico può scegliere le pluralità di “ottiche” per seguire il soggetto. Superbo, dal punto di vista stilistico e soprattutto materico, un video che parte quasi in sordina e assomiglia ad un quadro astratto. Girato all’interno di una tenda da campeggio, senza alcun effetto, rapisce e conduce in luoghi lontani senza i roboanti e facili ausili tecnologici dell’editing.


Tra le immagini, innamora uno still di un giovane americano che usa l’hula hop (Leif 2007). Si tratta di un fermo del video che ritrae un giovane di fronte al mare, girato in 35mm dalla grana e dal colore quindi pienissimi. Ed una stranissima composizione, che sembra a tratti un oggetto inventato, ad altri una sega elettrica (Science 2007). Si tratta di un sofisticato rilevatore scientifico che l’artista ha incontrato nei suoi numerosi vagabondaggi nei boschi. Tutti i soggetti dei video sono scritti da Yamada, mentre il casting viene operato quasi esclusivamente tra suoi amici e conoscenti, ai quali però viene chiesto di liberarsi dalla loro vita ed attualità per seguire scrupolosamente la parte che viene loro affidata (anche se non si tratta di cinema, nei video in cui le azioni sono condotte da esseri umani, è palpabile anche un plot).
Ossessionato dal mondo animale, Yamada lascia spesso New York, dove vive, per cercare i soggetti più vari. Nel caso dell’installazione presentata a Napoli, ha prevalentemente utilizzato come set il suo paese natale: North Carolina.


©CultFrame 01/2008

 

IMMAGINE

James Yamada. Warmer. Installation view at Raucci/Santamaria Gallery Naples 2007. Courtesy Raucci/Santamaria Gallery. Photo Enzo Velo

INFORMAZIONI

James Yamada – I am now a dolphin

Dal 14 dicembre 2007 al 29 febbraio 2008

Galleria Raucci/Santamaria / Corso Amedeo di Savoia 190, Napoli / Telefono: 0817443645

Marted – venerdì 11.00 – 13.30 e 15.00 – 18.30

Ingresso libero

 

LINK

Galleria Raucci/Santamaria, Napoli