In the army I was an outstanding soldier. Mostra di Yael Bartana

yael_bartana-kings_of_the_hillLa fondazione march per l’arte contemporanea presenta, per la prima volta in Italia, una mostra personale della videoartista Yael Bartana. Le opere di Bartana prendono avvio con la puntuale registrazione di situazioni pubbliche o semi-pubbliche: l’artista videodocumenta eventi, cerimonie, attività di gruppo come raduni sportivi, ma anche azioni militari: situazioni per lo più reali; in qualche caso verosimiglianti messe in scena. Il suo interesse tende infatti ad appuntarsi su momenti di aggregazione, sui rituali più ordinari e quotidiani o su quelli eccezionali legati a ricorrenze, celebrazioni e momenti di festa, e ha origine nella constatazione che ogni gruppo, ogni società tende a convogliare i comportamenti individuali e a trasformarli in esperienze collettive tese alla formazione di un’identità culturale e nazionale.
Le contraddizioni della società attuale, la tendenza al mascheramento, i meccanismi di appartenenza e di esclusione, e in particolare una quotidianità fatta di tensioni e violenze talvolta esplicite ed esplosive, talaltra latenti, emergono così nelle sue opere nel nome di uno sguardo da antropologa, capace di combinare partecipazione e distanza critica.

Il processo di postproduzione rappresenta per Bartana una sorta di filtro: l’artista opera infatti un annullamento di ogni aspetto aneddotico e tende a dilatare ritmi e gesti; nel modo di concatenare le immagini e nel sempre curatissimo accompagnamento sonoro i rituali e le situazioni collettive documentati subiscono un’alterazione trasformandosi in stranianti performance dal carattere di volta in volta enigmatico, ironico, addirittura caustico, comunque capaci di suscitare un senso d’interrogazione e di toccare i nervi scoperti della contemporaneità.

 
In Wild Seeds (2005), sullo sfondo di un paesaggio semidesertico Bartana riprende un groviglio inestricabile di corpi avvinghiati in una lotta che è gioco e violenza, attrazione e tensione. Si tratta di una sorta di azione rituale, un gioco inventato da alcuni ragazzi israeliani, chiamato “Evacuazione della colonia di Gilad”, ma l’azione risultò poi aver anticipato di poco i momenti più cruenti della lotta che contrappose i residenti di alcune colonie della strisca di Gaza e i soldati israeliani incaricati di far evacuare l’area. il tragico rapporto tra popoli simili ma diversi, comunque vicini per origine e per destino diventa una grande, drammatica metaforta universale. Questa lotta tra amici, che assume confini sfumati, ci rimanda al pensiero di una violenza presente in ogni atto quotidiano e alla facilità con cui oggi le relazioni interpersonali sfociano in aggressività.

yael_bartana-sirens_songsIn Low Relief II (2004), Bartana combina frammenti di scene tratte da diverse manifestazioni a cui, sotto il controllo dei soldati, partecipano insieme dimostranti israeliani e palestinesi. Vi si alternano, in modo apparentemente casuale, gesti disinvolti e spontanei e azioni codificate. Le immagini sono trattate in modo da assumere l’aspetto e l’uniforme colorazione grigia dei bassorilievi. Il ritmo dell’azione è rallentato. Un basso rilievo in movimento. Una tecnica antica per raccontare una storia contemporanea che togliere la connotazione troppo specifica dell’evento e narra di storie di violenza tra gente comune e polizia che ognuno di noi vive nella propria città e quotidianità.

Sono giovani militari i protagonisti di Profile (2000): soldatesse di leva allineate mentre provano i loro primi tiri di arma da fuoco. Lo sguardo di Bartana, altrettanto concentrato quanto quello delle soldatesse, inquadra primi piani: visi tesi, mani, dita pronte a premere il grilletto, cuffie insonorizzanti che riparano i timpani delle tiratrici dall’effetto sonoro del colpo e al contempo le isolano dal contesto. L’obiettivo non è visibile. Si notano invece la conformità delle divise verde caki e la diversità dei profili, il contrasto tra convenzioni condivise ed elementi contingenti, tra segni distintivi individuali e la tensione della prova collettiva fortemente codificata: una sorta di rito di passaggio a maggior ragione determinante in virtù del ruolo dei soldati di leva. Allo spettatore Bartana offre cuffie come quelle delle soldatesse affinché nulla lo distragga delle immagini; tutto contribuisce alla possibilità di identificarsi in questa esperienza collettiva intensa, ma raffreddata da ogni risvolto cruento.

L’opera Summer Camp (2007), presentata nell’ambito dell’ultima Documenta, è nata dalla ripresa di un Campo Estivo dell’ICAHD, organizzazione di volontari israeliani, palestinesi e di altre nazionalità che si dedicano alla ricostruzione a scopo dimostrativo di case palestinesi abbattute per ordine del governo israeliano. Mentre le immagini hanno un sobrio carattere documentario, il sonoro ha un carattere filmico ed esprime un energico ed ottimistico crescendo; l’incongruità tra queste due componenti del video genera l’effetto di un ironico paradosso. Lo sguardo ironico di Bartana costituisce in sé una presa di distanza dalla storiografia ufficiale e da ogni retorica.


Nata e cresciuta in Israele, Yael Bartana studia a New York, poi si trasferisce ad Amsterdam dove risiede per alcuni anni. Oggi vive e lavora tra Tel Aviv e Amsterdam. Ha esposto tra l’altro a Documenta 12, 2007; alla Biennale di Istanbul, alla Bienal de Sao Paulo, a Manifesta 4, a New York al P.S.1 e in molti altri spazi internazionali.

CultFrame 11/2007

 

IMMAGINI

1 Yael Bartana. Kings of the Hill, 2003, 7′
2 Yael Bartana. Sirens’ Song, 2005, 4′

INFORMAZIONI

Yael Bartana – In the army I was an outstanding soldier

Dal 30 novembre 2007 al 21 gennaio 2008

Cinema Porto Astra / Via Santa Maria Assunta 20, Padova

Martedì – venerdì 10.00 – 14.00 e 16.00 – 20.00 / sabato 16.00 – 20.00

Fondazione marche / Via armistizio 49, Padova / Telefono: 0498808331

8 gennaio 2008 / alle 21.00

Cura: Gabi Scardi

 

LINK

Fondazione march per l’arte contemporanea, Padova