Videoarte. Un libro di Sylvia Martin

sylvia_martin-videoarteIl termine videoarte è ormai poco indicativo. La sua accezione è multiforme e subisce delle continue mutazioni dalla fine degli anni sessanta, in base all’evoluzione tecnologica soprattutto per quel che riguarda il passaggio dall’elettronica al digitale e le varie forme espositive che via via sono state sperimentate negli anni. Anche dal punto di vista concettuale la situazione risulta complessa, poiché nell’arco di quaranta anni il senso di un’operazione creativa che prevedeva l’uso di strumentazioni tecnologiche per le riprese, ma anche per la fruizione pubblica, è costantemente stato allargato prendendo a volte direzioni imprevedibili. Ciò che possiamo affermare è come il video sia allo stesso tempo uno strumento linguistico, attraverso il quale si può “scrivere” un’opera d’arte, e contemporaneamente un puro supporto tecnico che può essere utilizzato da un autore in funzione della sua poetica espressiva/comunicativa.


In tal senso, un testo divulgativo in grado di mettere un po’ di ordine in questa materia densa di sfumature può essere utile per mettere a fuoco alcuni passaggi storici e determinati indirizzi creativi che dal coreano Nam June Paik (capostipite dei videortisti) ai più recenti risvolti contemporanei si sono succeduti praticamente senza soluzione di continuità.

Fa dunque al caso nostro il libro intitolato semplicemente Videoarte, pubblicato da Taschen. L’autrice è Sylvia Martin, vicedirettore del Kunstmuseen di Krefeld (Germania). La sua impostazione critica appare molto precisa. Dopo un’ampia introduzione di carattere generale in cui viene ripercorsa la storia della videoarte dagli anni sessanta, con deviazioni significative verso argomenti come “corpo e performance” e “l’immagine della donna”, la studiosa tedesca si concentra su alcune schede monografiche molto interessanti perché chiare, corrette e sintetiche. Si va dall’americano Vito Acconci al cinese Yang Fudong (che abbiamo immensamente apprezzato alla Biennale di Venezia tuttora in corso), dall’americano Gary Hill all’iraniana Shirin Neshat, fino alla svizzera Pipilotti Rist e all’albanese Anri Sala. Non manca ovviamente un capitolo dedicato a Bill Viola, tuttora considerato universalmente come uno dei più importanti esponenti della videoarte contemporanea.


Più che dignitoso l’apparato iconografico, fattore che contribuisce alla buona fattura di questo libro.


©CultFrame 10/2007

 

 

CREDITI

Titolo: Videoarte / Autore: Sylvia Martin / Editore: Taschen, 2007 / 96 pagine / 7,99 euro / ISBN: 3-8228-4255-9

 

INDICE

immagini in movimento

MARINA ABRAMOVIC – Balkan Baroque / VITO ACCONCI – 3 Adaptation Studies (1. Blindfolded Catching) / EIJA-LIISA AHTILA – Talo/The House / DOUG AITKEN – Electric Earch / OLADELE AJIBOYE BAMGBOYE – Homeward:Bound / CANDICE BREITZ – Mother + Father / ROBERT CAHEN – Sept visions fugitives / PETER CAMPUS – Three Transitions / DAVID CLAERBOUT – The Bordeaux Piece / STAN DOUGLAS – Journey into Fear / VALIE EXPORT – Schnitte, Elemente der Anschauung / YANG FUDONG – Lock Again / DOMINIQUE GONZALEX-FORESTER – Sturm / DOUGLAS GORDON – Twenty Four Hour Psycho / DAN GRAHAM – Video Piece for Two Glass Office uildings / GARY HILL – Incidence of Catastrophe / NAN HOOVER – Impression / PIERRE HUYGHE – Les incivils / JOAN JONAS – Jones Beach Piece / PAUL MCCARTHY – Bossy Burger / BJORN MELHUS – Again & Again / AERNOUT MIK – Dispersion Room / BRUCE NAUMAN – Anhro/Socio / SHIRIN NESHAT – Fervor / MARCEL ODENBACH – The Idea of Africa / TONY OURSLER – Gataway 2 / NAM JUNE PAIK – Global Groove / PIPILOTTI RIST – I’m Not th Girl Who Misses Much / MARTHA ROSLER – Born to Be Sold: Martha Rosler Reads the Strange Case of Baby SM / ANRI SALA – Intervista – Finding the Words / SMITH/STEWART – Mouth to Mouth / FIONA TAN – May You Live in Interesting Times / STEINA E WOODY VASULKA – Home / BILL VIOLA – I Do Not Know What It Is I Am Like / GILLIAN WEARING – Broad Street

 

LINK

Il sito dell’editore Taschen