Italiane. 50 anni di storia italiana al femminile. Mostra di Gianni Berengo Gardin

gianni_berengo_gardin-firenze2«Ho cominciato a fotografare perché avevo difficoltà di linguaggio, quando scoprii la fotografia risolsi i miei problemi». Così esordisce Gianni Berengo Gardin nel presentare la sua mostra fotografica Italiane. 50 anni di storia al femminile presso il Fnac di Roma che taglia ufficialmente con questa mostra e con altre iniziative di carattere musicale, il nastro del primo punto vendita di Roma e del suo spazio espositivo.
Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, ha iniziato a fotografare nel 1954. Ha avuto il suo primo riconoscimento internazionale nel 1965 quando una sua immagine ha fatto parte dell’esposizione Le 125 fotografie più rappresentative della fotografia contemporane presso la George Eastman House, è stato successivamente inserito nel 1975, da Sir Cecil Beaton nella selezione Geni della fotografia dal 1839 ai giorni nostri. Il suo nome è legato tra le numerose altre cose al libro sui manicomi Morire di Classe che tanto ha significato per la battaglia sociale e civile che ha portato alla chiusura di quei lager. Sue fotografie fanno parte delle più importanti collezioni pubbliche e private a livello internazionale, non manca fra queste la sede dell’ONU, né la Galleria di Arte e di Estetica di Pechino.
Egli ha ricordato, in occasione di questa mostra, che il suo lavoro di fotografo, di documentarista, di testimone, non è nato sotto la spinta della stampa periodica e che i suoi progetti fotografici sono stati improntati nella prospettiva più ampia del libro, tanto che al suo attivo se ne possono annoverare più di duecento. L’ultimo nato è appunto il catalogo della mostra, pubblicato da EGA Editore, per sostenere la campagna di Amnesty International contro le violenze sulle donne. Circa quaranta fotografie, tutte in bianco e nero, ripercorrono mezzo secolo di storia italiana e mostrano al contempo lo stile, quasi inalterato negli anni, del fotografo.


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Per Gianni Berengo Gardin la fotografia è documentazione e testimonianza, egli volge lo sguardo, l’attenzione verso quelle persone che non assurgono agli onori della cronaca, «non fotografo i Vip» ribadisce «lo fanno altri… a meno che non siano miei amici Renzo Piano, Dario Fo…».

Le donne ritratte in questa mostra sono operaie, contadine, pugilesse, donne di pescatori che tirano le gomene delle barche da pesca, donne che partecipano a serate mondane, donne che accarezzano il crocifisso durante le manifestazioni religiose di un sud Italia arcaico. Non ci sono veline, né donne nude, anzi una ne compare, una venere che nasce dalle acque che bagnano Corigliano Calabro, nel 2003, fotografata durante il backstage di un workshop, attorniata da fotografi, elettricisti e truccatori.
Le partecipanti al concorso per diventare Miss Italia a Salsomaggiore nel 2005, malgrado le parole di apprezzamento di Berengo Gardin sul loro grado di istruzione, sulla loro sensibilità e sulle loro innegabili doti umane, sono ritratte in un bianco e nero che, privilegiando i toni medi del grigio, le fa apparire come esseri assolutamente artificiali, molto di più di quanto non appaiano generalmente le modelle ritratte con gamme cromatiche ipersature.

 

gianni_berengo_gardin-tarantoNon mancano in questa mostra alcune delle fotografie più note del maestro, come quella della bambina vestita di bianco per la prima comunione che, a Firenze, corre verso un gruppo di carabinieri in libera uscita, un ironico riferimento al fascino della divisa, che trasforma una giovanetta in una sposa bambina. Qui è il caso di ricordare la frase di Erwitt: «Quel che succede in una data scena, in una situazione ed il suo risultato ottenuto nella fotografia, possono essere cose del tutto diverse. A volte, l’aspetto umoristico è nella fotografia non nella scena fotografata».

E poi la foto famosa e surreale della pausa di lavoro, del 1967, con quelle gambe di donna che spuntano da sotto un tavolo ed un uomo che si allontana dalla scena (del delitto?). E’ nello stile di Berengo Gardin alternare foto di documentazione ad immagini ironiche e surreali e la cosa ritorna negli anni come si evince da questi scatti selezionati, fra un milione e trecentocinquantamila negativi del suo archivio.


La mostra è costitutita esclusivamente da stampe in bianco e nero ai sali d’argento, analogiche, formato trenta per quaranta centimetri, perché Berengo ci tiene a sottolineare di non essere un artista e che il formato “lenzuolo” delle fotografie nelle mostre in questi ultimi anni è, a suo dire, una forzatura dei galleristi che così riescono a spuntare quotazioni maggiori. Inoltre, un po’ sornione, aggiunge che poco lo convince la voga delle fotografie dove abbondano mossi, fuori-fuoco, linee dell’orizzonte inclinate e l’uso del flash quando non va usato. Uno come lui, che ha succhiato “latte fotografico” da Henri Cartier-Bresson, rimane fedele alla individuazione del “momento decisivo”.

©CultFrame 09/2007

 

 

IMMAGINI

1 Gianni Berengo Gardin. Firenze, 1962
2 Gianni Berengo Gardin. Taranto 1993
3 Gianni Berengo Gardin. Venezia, 1958

 

INFORMAZIONI

Dal 6 settembre al 15 ottobre 2007

Fnac – Centro Commerciale Porta di Roma / Via Alberto Lionello 201, Roma

Orario: lunedì – domenica 9.00 – 22.00 / Ingresso libero

Catalogo: EGA, 2006

 

LINK

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