The Object of Things. Mostra di Daniel von Sturmer. Padiglione Australia. 52a Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia

padiglione_australia-venezia_07-1L’Australia è la nazione che a Venezia materializza i sogni degli amanti della scultura e degli eretici della forma intesa come materia: sempre con una scelta di profilo altissimo. Indimenticabili gli ultimi due artisti ospitati nelle precedenti Biennali al padiglione ai Giardini: Patricia Piccinini e Ricky Swallaw (quest’ultimo, oltre che giovanissimo, era una vera novità per la scena contemporanea europea, essendo per la prima volta esposto nel nostro continente).

Con i suoi commissari John Kaldor e Juliana Engberg, il più grande stato del Commonwealth non si smentisce neanche alla Biennale 2007. Anzi, triplica le sedi espositive aggiungendo al tradizionale padiglione che si situa verso la parte remota dei Giardini (che ospita la personale di Daniel Von Sturmer), altri due prestigiosi artisti: Susan Norrie e Callum Morton. Ed aggiungendo alla sapiente e multimediale indagine sulla forma, anche e soprattutto quella sullo spazio architettonico e sul suo contro altare: lo spazio pubblico e privato.

Norie (che si dedica ad argomenti affini al concept espresso dal padiglione olandese) con una video installazione parla del mondo e della sua follia mutevole soprattutto cercando di documentare come alcuni traumi o situazioni particolari cambino lo spazio pubblico di una comunità e di conseguenza quello privato. Ospitata in tre stanze di Palazzo Giustinian, l’opera HAVOC prende a pretesto la recente tragedia del terremoto nel Far East per parlare della vita e della cultura dei popoli che l’hanno subito.
Callum Morton, con Valhalla ospitato a Palazzo Zenobio (in un campo abbandonato), ricorda la sua casa e la ricostruisce in scala ¾: i visitatori possono entrarvi e permanere, talvolta scossi o meravigliati da rumori e smottamenti. Uno spazio privato qui si disvela, con la pretesa – inoltre – di conquistare a nuova vita anche un vuoto urbano veneziano, derelitto e sconosciuto.


Ciò che sorprende è il lavoro immenso, poetico e quasi mistico sulla forma che il giovane Daniel von Sturmer intraprende. Il Padiglione Australiano ai Giardini è noto ai visitatori per le sue architetture tonde e il doppio piano, con un piccolo scivolo che ne modifica la pendenza. Sturmer lo fa suo, disseminando in ognuno degli angoli e delle navate una incredibile serie di proiezioni e oggetti, The Object of Things, che stanno insieme in un gioco di rimandi astutissimo quanto semplice: grazie a lunghe e curve piattaforme sottili di legno chiaro su cui si poggiano.

La piattaforma è il medium che traghetta le percezioni del visitatore dallo spazio fisico in cui permane a quello immaginato dall’artista. Il visitatore si avvicina alla piattaforma e scorge un oggetto (anche di uso comunissimo: come un filo di ferro), poi legge il segno e la traccia della piattaforma stessa, che si curva fino ad arrivare ad una proiezione pulita e piccola, che rimanda la caccia dell’artista attorno all’archetipo della forma presentata sulla piattaforma.

Una sorta di dado bianco fuoriscala a mille facce (assomiglia a quello che si usa per i giochi di ruolo) si confronta con un video in cui cerchi concentrici di pittura colorata si espandono: la frattalità dell’angolo multiplo dialoga con il cerchio e con la densità.

padiglione_australia-venezia_07-2Un fil di ferro ritorto assurto alla dignità di oggetto pieno di volume, e un anello che ricorda quelli dei porti di antica fattura, dialogano con una proiezione che collezione spugne e peltri di ogni tipo. Per tentare di percepire durezza e porosità, due ossimori patenti.

E’ rarissimo vedere una mostra di questo genere (non soltanto per la sapiente maestria nell’usare video, pittura, scultura e anche cinema meccanico!) dove l’artista duetta proprio con l’essenza e gli attributi della forma, cercando di spiegare la prima e di descrivere i secondi in modo eccezionale. Von Sturmer tenta anche di estetizzarla quando ne indaga le radici, oppure quando ipotizza le congiunzioni della forma intesa nel linguaggio artistico con lo spazio e con la materia intesi come attributi del linguaggio architettonico.
Siamo, inoltre, quasi di fronte ad un piccolo compendio filosofico su spazio e tempo, sulla creazione e sulla consunzione che si fa oggetto. Data la grossa inerenza delle installazioni con lo spazio in cui sono ospitate, vi assicuriamo che le immagini che pubblichiamo non renderanno appieno l’azione che la mostra produrrà sulla vostra capacità percettiva: ancora più che sempre, The Object of Things va vista dal vivo.


Ad occuparsi delle tre installazioni australiane alla Biennale 2007 è sempre l’Australia Council for the Arts che cura le mostre dal 1978. Per conoscere meglio gli artisti (anche in previsione della vostra visita in Biennale) il sito indicato nelle Relazioni che Cultframe suggerisce accanto a questo articolo, contiene podcast con interviste.


Daniel von Sturmer nasce nel 1972 ad Auckland (Nuova Zelanda). Studia prima alla RMIT University di Melbourne e poi si trasferisce al Sandberg Institute (Amsterdam, Olanda). Tra le personali selezionate del 2007, l’artista ha esposto all’Australian Centre for Contemporary Art (Melbourne); alla Anna Schwartz Gallery (Sidney); al Gertrude Contemporary Art Space (Melbourne), alla Dunedin Public Gallery (Dunedin, Nuova Zelanda), al Penthouse&Pavement (Melbourne). Presente in 5 grandi collezioni pubbliche, così come insignito di premi e residenze, von Sturmer ha esposto poco in Europa: sue mostre sono state ospitate sinora in Spagna e Olanda.


©CultFrame 07/2007

 

 

IMMAGINI

Padiglione Australia. Daniel von Sturmer

 

INFORMAZIONI

Daniel von Sturmer – The Object of Things

Dal 10 luglio al 21 novembre 2007

Padiglione Australia, Giardini, Venezia

Artista:Susan Norrie

Dove:Palazzo Giustinian Lolin, Accademia

Artista:Callum Morton

Dove:Palazzo Zenobio, Campo Santa Margherita

 

LINK

Padiglione Australia, Mostra Internazionale d’Arte, Venezia

Il sito di Daniel von Sturmer