Check List. Luanda pop. Padiglione Africa. 52a Esposizione Internazionale d’Arte

bili_bidjockaVenezia. Tracce di africa in giro per i padiglioni di questa 52.ma Biennale. Nel padiglione Italia -ai Giardini- un’intera sala è dedicata al lavoro di Chérie Samba (il nome vero è lunghissimo… nato nel 1956 a Kinto M’Vuila – Repubblica Democratica del Congo, vive a Kinshasa) che a dispetto dei colori sgargianti e del linguaggio apparentemente spontaneo e caricaturale non manca mai di affrontare temi sociali e politici. Tranne un’opera (Aussi… au plafond, 2001-2002) della Fondation Cartier pour l’Art Contemporain di Parigi, tutte le altre provengono dalla Collezione di Arte Contemporanea Africana Pigozzi di Ginevra, creata quindici anni fa da Jean Pigozzi con la collaborazione di André Magnin (una selezione di opere dal titolo 100% Africa è stata in mostra anche al Guggenheim di Bilbao nel 2006).

Ma è l’Arsenale il luogo che ha consacrato l’ingresso ufficiale del continente africano alla Biennale. E’ stato il critico statunitense Robert Storr, direttore di questa edizione, a sostenerne l’importanza. Anche nel padiglione che dà il titolo all’intera kermesse, Pensa con i sensi senti con la mente. L’arte al presente, oltre alla presenza di Malick Sidibé (Soloba – Mali 1936, vive a Bamako) -premiato con il leone d’oro alla carriera- tra i più famosi fotografi africani del nostro tempo, un’altra novità è stata il riconoscimento del fumetto come forma d’arte. In mostra il libro Une éternitè a Tanger (2003) e alcune tavole ad acquarello e pennarello su carta. Gli autori sono Eyoum Ngangué (Yaoundé – Camerun 1967, vive a Argenteuil, Francia) e Faustin Titi (Blolequin – Costa d’Avorio 1971, vive tra Abidjan e la Francia).

minette_variProcediamo, quindi, per il padiglione africano. Uno dei due curatori, Simon Njami, è l’ideatore della mostra itinerante Africa Remix, nonché direttore artistico delle ultime edizioni dei Rencontre Africaines de la Photographie di Bamako. Check List. Luanda pop, questo è il titolo del padiglione, è una raccolta di sensazioni, emozioni, voci di artisti africani contemporanei, tra cui affiorano qua e là, interpretazioni o suggestioni di altri autori che africani non sono. Ad esempio il volto di Muhammad Ali nell’omonima serigrafia del ’78 è di Andy Warhol (Pittsburgh 1928-New York 1987) o il video di Alfredo Jaar (Santiago 1956, vive New York), Muxima (2005).

Opere che provengono dalla Sindika Dokolo Collection, la prima collezione privata africana di arte contemporanea creata tre anni fa a Luanda (Angola). “Questa capitale africana di un paese straziato da una guerra di indipendenza durata troppo a lungo, e poi da una guerra civile (nella quale ognuno dei due grandi blocchi, in una sinistra partita a scacchi, divideva il paese in altrettanti blocchi apparentemente inconciliabili), si risolleva lentaente e comincia a curare le proprie ferite.” -scrive Njami- “Simbolo di un’Africa che deve ancora lottare per affermare la sua libertà e la sua autonomia, il paese si sta ricostruendo. In questa volontà di essere, in questo slancio vitale si esprime la forza inalterabile di un intero continente.

kendell_geersLuanda Pop è una metafora per nominare questa sete di iscriversi nel mondo.” Alla forza espressiva di trenta artisti -tra cui le grintose Ghada Amer (Cairo 1963, vive a New York), Tracey Rose (Durban – Sudafrica 1974, vive a Johannesburg), Minette Vari (Pretoria – Sudafrica 1968, vive a Johannesburg)… -il potere evocativo e rappresentativo del loro continente, con una certa predominanza per la tecnica del video e delle installazioni. Come a voler sfatare quel immaginario legato all’arte primitiva (che peraltro tanto influenzò le nostre avanguardie artistiche del novecento), gli artisti africani contemporanei sembrano proiettati verso linguaggi concettuali, sostituendo i colori sgargianti con texture bianco/nero, come Kendell Geers (Sudafrica 1968, vive a Bruxelles) che riveste un intero pannello del padiglione con la sua opera Post pop fuck 21 (2006). Un omaggio al cinema, Best of the best (2007), la grande installazione di Yonamine (Luanda 1975, vive a Luanda); una sorta di altare personale, invece, quello che Paulo Kapela (Repubblica Democratica del Congo 1947, vive a Luanda) intitola Atelier (2007). Proprio in mezzo a queste due opere l’installazione di Ynka Shonibare (Londra 1962, vive a Londra), How to blow up two heads at once (2006). Due uomini-manichini (senza testa) in pieno duello con la rivoltella in mano, indossano come in tutte le opere dell’artista anglo-nigeriano abiti d’epoca realizzati con i tipici tessuti “africani”. L’ibridazione tra culture in chiave provocatoriamente ironica.

Tappa iniziale e finale di questo percorso è l’installazione di Bili Bidjocka (Douala – Camerun 1962, vive a Parigi), L’écriture infini (2007). Pagine bianche proiettate sul muro appena sopra la scritta: “L’art africain pourquoi faire”.

Ancora una pagina nuova tutta da scrivere, l’arte africana.

Gli autori presenti: Ghada Amer, Oladélé Bamgboyé, Miquel Barceló, Mario Benjamin, Bili Bidjocka, Zoulikha Bouabdellah, Loulou Cherinet, dj Spooky, Marlene Dumas, Mounir Fatmi, Kendell Geers, Ihosvanny, Alfredo Jaar, Paulo Kapela, Amal Kenawy, Kiluanji Kia Henda, Jean Michel Basquiat, Santu Mofokeng, Nástio Mosquito, Ndilo Mutima, Ingrid Mwangi, Christian Ofili, Olu Oguibe, Tracey Rose, Ruth Sacks, Yinka Shonibare, Minette Vari, Viteix, Andy Warhol, Yonamine.

©CultFrame 07/2007


IMMAGINI

1 Bili Bidjocka. L’écriture infini, 2007.  Foto ©Manuela De Leonardis

2 Minette Vari. Alien, 1998. Video. Foto ©Manuela De Leonardis

3 Kendell Geers, 2006. Post pop fuck 21. Foto ©Manuela De Leonardis

 

INFORMAZIONI

Checklist. Luanda Pop. Padiglione Africa

Dal 7 giugno al 21 novembre 2007

Arsenale, Artiglierie / Campo Della Tana (Castello), Venezia / Telefono: 041-2719020

Mercoledì – domenica 10.30 – 19.30 / chiuso lunedì e martedì

Biglietto: Intero 15,00 euro / Ridotto 12,00 euro

Cura: Fernando Alvim, Simon Njami / Catalogo: Sindika Dokolo Collection

 

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Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia