Continenti. Intervista a Paolo Canevari

paolo_canevari1Roma. A fare da sottofondo della nostra chiacchierata, un cane che abbaia. E’ quel cane nero legato ad un pneumatico su cui è scritto “America”, uno dei protagonisti del video che dà il titolo alla mostra Continenti allo Studio Stefania Miscetti. In questa galleria Paolo Canevari (Roma 1963, vive tra New York e Roma) ha esordito nel 1991 con la personale Camera d’Aria, seguita da Disegno animato (1993) e Voto (1994). Il percorso della mostra parte da questo video a colori -presentato per la prima volta in Italia- ma si snoda attraverso il disegno -tre grandi disegni a grafite su carta che rappresentano, oltre al cane/America, altri due animali associati ai continenti: il gatto/Europa e il topo/Asia. Altri -più piccoli- sono la raffigurazione di oggetti e luoghi che bruciano. Tra i progetti futuri dell’artista -uno dei sei italiani invitati da Robert Storr a partecipare alla 52. Biennale di Venezia e di cui è in corso la personale Nothing from Nothing al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma- due collettive, una al Museo di Arti Ciclopiche di Atene e l’altra al Museo di Arte Contemporanea di Tel Aviv.


Partiamo dal video Continenti…


E’ stato girato a Belgrado nel 2005 in 16 mm. poi è stato trasferito in digitale. E’ uno dei pochi fatti in analogico, normalmente giro in digitale perché mi piace molto, in un certo senso, questa “globalizzazione” del supporto tecnico. Un tempo fare video -come pure la fotografia a colori, soprattutto se stampata in grande formato- non era facile. Ora è una cosa possibile, che tutti possono fare. Dal mio punto di vista sentivo che era arrivato il momento di fare video in digitale, proprio perché era diventato comune. In parallelo con i luoghi comuni, i cliché o le icone che uso nel mio lavoro, mi sembrava giusto utilizzare anche tecnicamente qualcosa che fosse di facile reperimento, come può essere il pneumatico o il disegno. Tecniche basiche di espressione, non più di nicchia.


paolo_canevari2Come nasce l’idea di associare gli animali ai continenti?


L’idea dei continenti nasce dai cinque anelli olimpici. Anche la disposizione dei pneumatici nel video è, più o meno, la stessa. I continenti fanno parte di un’idea di mio percorso personale, riferibile al materiale che uso abitualmente che è il pneumatico -l’idea di un viaggio, di una corsa, dell’attraversamento di confini- e, dall’altra, una ripartizione del mondo politico. Nell’era moderna il mondo è diviso in maniera politica e non geografica. I confini non sono più quelli naturali, ma sono stati tracciati attraverso guerre, scontri, decisioni altrui. Confini spesso tracciati con riga e squadra, anziché tener presente altri fattori. Il fatto poi che cinque animali siano riferibili ad altrettanti continenti riprende in parte l’idea de La fattoria degli animali di Orwell e, in generale, delle fiabe per bambini dove gli animali sono “umanizzati”.
E’ così anche nelle caricature. Ho scelto, ad esempio, di affiancare ironicamente il maiale all’Africa, perché nelle caricature spesso è simbolo del capitalismo. Il maiale del video, poi, ha una macchia scura che rimanda ad un’idea cartografica, sembra un po’ una piantina geografica… Come pure il bianco e nero del coniglio. Chiaramente la simbologia degli animali è la più importante, perché rimanda a dei riferimenti storici o simbolici che fanno parte della nostra cultura e di tante altre culture. Ho scelto il coniglio per l’Australia perché si tratta di uno dei due animali arrivati lì con la colonizzazione britannica. Non era un animale autoctono, è stato introdotto in Australia intorno alla metà dell’Ottocento, diventando tra l’altro uno dei principali problemi -una vera e propria piaga- rispetto alla natura e alle coltivazioni. Sia perché si è riprodotto, sia perché mangia qualsiasi cosa distruggendo così interi raccolti. Il cane, invece, è il compagno fedele del padrone, ma è anche quello che -legato- controlla sempre la situazione. Al di là delle varie simbologie penso che sia anche importante, poi, lasciare “democraticamente” aperte per ognuno le possibili interpretazioni.


Nel video il cane è l’unico a far sentire la sua voce.


Interagisce con quello che è. La cosa fondamentale è che siano animali domestici che si trovano in ogni parte di mondo. Chiunque li può riconoscere. Volutamente non ho usato animali esotici, ma animali che si trovano con la stessa facilità con cui si possono trovare copertoni di automobili.


Il pneumatico è un materiale che utilizzi fin dal tuo esordio…


Ho cominciato proprio con i pneumatici, passando poi alle camere d’aria, per tornare ai pneumatici. Ho usato anche tanti altri materiali: giornali e fumetti, disegno su vetro o su carta… Il pneumatico è rimasto sicuramente come una costante, anche se non lo vedo come una cifra assoluta per dare riconoscibilità al mio lavoro. E’ semplicemente un materiale con cui lavoro con facilità e ispirazione. E’ anche un materiale che per la natura è molto difficile. L’ho scelto perché, in un certo senso, era la summa di una storia di un percorso fisico e mentale, dalla società primitiva a quella moderna, che è segnato dalla ruota. Il pneumatico, poi, è l’essenza di una società industriale che è ormai in declino, riconosciuta come fallimentare.

paolo_canevari3Usi il disegno in maniera molto tradizionale…


Il disegno nelle sue varie accezioni è un mezzo espressivo fondamentale, proprio perché è la prima idea di segno. Basta dividere la parola in “di” e “segno”. E’ il creare qualcosa con un segno, fattore elementare che rimanda alle civiltà primitive dove, appunto, la prima espressione artistica è stata proprio quella del disegno attraverso il graffito. Amo il disegno perché è qualcosa di molto fragile ed effimero, portato poi su una grande dimensione -come questi disegni che sono in mostra- se ne amplifica il senso, il significato. E’ sottolineare la sua fragilità. Il mio è un segno tradizionale nel senso che ho avuto un’educazione molto accademica, dal liceo artistico all’Accademia di Belle Arti, passando per studi privati e anche attraverso la mia famiglia. Una formazione che avevo un po’ messo da parte, rifiutandola, quando avevo iniziato a fare disegni automatici nella tradizione surrealista. Erano una sorta di scarabocchi in cui cercavo di tirar fuori quello che l’inconscio suggeriva che si trasformavano in provini di macchie nere.


I grovigli sono comunque presenti anche in questi disegni del 2006-2007.


Sì, ma non sono più macchia, massa indistinta, diventano chiaroscuro e, comunque, descrivono in maniera sempre realistica un’immagine.


C’è un filo conduttore tra i lavori esposti in questa galleria, quelli del Macro e della Biennale?


Il filo conduttore penso che si possa ritrovare in tutti i percorsi artistici. Ci dimentichiamo che spesso un percorso artistico è il percorso di una vita. Il percorso, perciò, è una sorta di panorama, di viaggio, non è il momento che viviamo nel presente, ma quello che seminiamo e raccogliamo. Per rispondere alla domanda, sicuramente tra queste opere -concettualmente- c’è un collegamento molto forte. Anche visivamente ci sono dei supporti simili come il video, il disegno e anche la scultura che fa riferimento a materiali che ho sempre usato. Il mio lavoro forse è meno facile da interpretare rispetto a quello di altri artisti, il mio percorso è basato sul concettualismo, su simboli e icone. Un percorso che si trova sul confine di certe definizioni, tra scultura e disegno, installazione, performance.


Vivi principalmente a New York…


Torno spesso a Roma dove c’è la mia famiglia, i miei amici. Roma e New York, in definitiva, sono due città molto simili, anche se non sembra. C’è una componente di decadenza che le accomuna. A Roma, storicamente, perché è stata la scena di momenti storici diversi tra loro, ma anche di picchi eccezionali, soprattutto nella storia dell’arte. New York, invece, rappresenta un po’ una sorta di luogo, o se vogliamo di non-luogo, simbolo dell’impero americano in decadenza. Per cui vivere in una città, in una società, che sta vivendo -e ne è cosciente- il proprio fallimento è molto interessante per un artista. Penso che quelle energie che si possono trovare in questa città specifica -non negli Stati Uniti in generale, ma proprio a New York- siano uno stimolo eccezionale per il mio lavoro.


Sei anche un viaggiatore…


Quando ho lasciato Roma, nel 1997, ho deciso di non avere più uno studio. Ho abbandonato lo studio sia come luogo fisico in cui produrre un qualcosa, che mentalmente. Lo sentivo come un limite quello di avere una quotidianità, di dover andare in quel posto per avere l’idea di produrre. Staccandomi da tutto ciò ho trovato una soluzione ottimale che è quella di progettare mentalmente i lavori e realizzarli in diversi luoghi che possono essere la galleria, il museo, come pure un luogo in mezzo al nulla. Mi dà una libertà interiore e creativa molto forte. Così sono nati progetti, come quello dei cani legati alle gomme -un’immagine simile a quella del video Continenti- su cui sono scritti i nomi delle diverse religioni che ho fatto in India. O quello delle tre macchine con i nomi dei Profeti che ho fatto in Thailandia. Il viaggio diventa anche una fonte di ispirazione, una possibilità aperta per creare un lavoro nuovo, che forse non si sarebbe mai fatti altrimenti.


©CultFrame 06/2007

 

 

IMMAGINI

 

1 Paolo Canevari allo Studio Stefania Miscetti, Roma. Foto ©Manuela De Leonardis

 

2 Paolo Canevari. Europa 2006 2007. Grafite su carta. 273 x 394 cm. Courtesy Studio Stefania Miscetti, Roma. Foto di Humberto Nicoletti Serra

 

3 Paolo Canevari. America 2006 2007. Grafite su carta. 273 x 392 cm. Courtesy Studio Stefania Miscetti, Roma. Foto di Humberto Nicoletti Serra

 

INFORMAZIONI

Continenti, mostra di Paolo Canevari

Dal 29 maggio al 27 ottobre 2007

Studio Stefania Miscetti / Via delle Mantellate 14, Roma / Telefono: 0668805880

Lunedì – venerdì 16.00-20.00 / sabato su appuntamento / chiuso domenica

Ingresso libero

 

LINK

Il sito di Paolo Canevari