Le rose del deserto. Un film di Mario Monicelli

mario_monicelli-rose_del_deserto1Ci fa veramente piacere che Mario Monicelli abbia compiuto 91 anni. E ci fa altrettanto piacere che sia molto lucido tanto da riuscire a fare ancora oggi dei film. Attenzione, non si tratta di pellicole con pochi personaggi, oppure ambientate in spazi comodi come quelli di un appartamento o le strade di una metropoli. Mario Monicelli, alla sua veneranda età, è partito per la Libia, insieme ai suoi compagni d’avventura, gli sceneggiatori e gli attori Michele Placido, Alessandro Haber e Giorgio Pasotti; ma la lista è molto più lunga dato che Le Rose del deserto è un film corale: una pellicola sulla seconda guerra mondiale che prende spunto dal romanzo di Mario Tobino. Un film di guerra allora, sulla falsariga ovviamente di quella Grande, opera girata più di quarant’anni fa e che aveva fatto il pieno di premi con il Leone d’oro a Venezia, il David di Donatello e una nomination agli Oscar come miglior film straniero, battuto poi da Orfeo Negro di Marcel Camus (e tutto sommato a ragione). Allora, perché lamentarsi? Perché delle volte non basta il traguardo dell’età del regista, anche se spesso in Italia basta e avanza… e via con i grandi vecchi o i vecchi leoni o i grandi maestri, il tutto per considerare un film riuscito. Dobbiamo invece affermare, vergognandoci anche un po’, che Le Rose del Deserto è un film profondamente senile. Un film che tenta di rinunciare alla cifra stilistica adottata fino ad oggi dal regista (lui stesso ha dichiarato che non ama essere riconosciuto dalla prima immagine dei suoi film!) per risultare semplicemente irrisolto e confuso. Un lavoro che parte come un’opera di guerra per diventare dopo mezz’ora una storia di caratteri (bozzettistici) e approdare stancamente ad un finale che vuole essere grottesco ma che risulta la parodia della parodia di Sturmtruppen, senza Bovi alla guida ma solo un divertito (ma mai divertente) Tatti Sanguineti.


mario_monicelli-rose_del_deserto2Una guerra quella di Monicelli che si combatte solo a parole, anche se non mancano le scene d’azione che sono però tutte molto pulite e poco sudate, cosa che per un lungometraggio che rivendica il realismo della messa scena (in fondo perché si sono tutti spostati in Libia quando a Cinecittà i deserti vengono altrettanto bene?) è come minimo deleterio. Il leggendario senso del grottesco alla Monicelli sembra esaurito con la morte di Alberto Sordi. Pensiamo solo che cosa sarebbe diventato un personaggio come il Tenente Marcello Salvi nelle mani di Albertone, mentre il pur bravo (altrove) Alessandro Haber riesce a tirare fuori solo una melensa pateticità. E mentre Giorgio Pasotti riprende il suo personaggio, già sperimentato nell’interessante Dopo Mezzanotte di Davide Ferrario, ossia “giovane, aitante e assolutamente fuori contesto”, Michele Placido è quello che costruisce l’unico carattere perfettamente monicelliano: il suo Frate Simeone, oltre a somigliare fisicamente al regista, porta in un film altrimenti accomodante una nota di inquietudine su quello che possono essere stati gli italiani durante la seconda guerra mondiale (e forse in tutte le guerre), e soprattutto quello che avrebbero voluto fare e non stati capaci. Una riflessione questa che, grazie anche a qualche battuta azzeccata, come “abbiamo voluto importare la nostra cultura e la nostra democrazia”, dà alla pellicola un senso di modernità e attualità ma che alla fine rimane isolata, risultando demagogica se si pensa al vuoto assoluto intorno al quale gira Le Rose del Deserto.


©CultFrame 12/2006


TRAMA

Una sezione sanitaria dell’esercito italiano si accampa nell’estate del 1940 a Sorman, una sperduta oasi nel deserto della Libia. La guerra lì appare assai lontana e il comandante passa il tempo a scrivere appassionate lettere d’amore alla sua giovane moglie. Nel campo c’è un’aria rilassata finché un frate italiano che vive sul posto non coinvolge i militari nel soccorso della popolazione locale che ha molto bisogno di cure mediche. Si sparge ben presto la voce della loro capacità e disponibilità per cui la spedizione militare sembra trasformarsi in una missione umanitaria. La situazione della guerra nell’Africa settentrionale però a un certo punto cambia bruscamente….

CREDITI

Titolo: Le rose del deserto / Regia: Mario Monicelli / Sceneggiatura: Mario Monicelli, Alessandro Bencevenni, Domenico Saverni / Fotografia: Saverio Guarna / Montaggio: Bruno Sarandrea / Scenografia: Lorenzo Baraldi / Musiche: Paolo Dossena, Mino Freda / Interpreti: Michele Placido, Giorgio Pasotti, Alessandro Haber, Moran Atias / Produzione: Luna Rossa Cinematografica s.r.l. in collaborazione con Rai Cinema e Mikado Film / Distribuzione: Mikado Film / Paese: Italia, 2006 / Durata: 102 minuti

 

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Filmografia di Mario Monicelli

Mikado Film