Aftermath. World Trade Center Archive. Un libro di Joel Meyerowitz

joel_meyerowitz-aftermathNon c’è alcun dubbio sul fatto che il libro appena pubblicato da Phaidon, sul lavoro del fotografo americano Joel Meyerowitz sia una delle pubblicazioni fotografiche più significative del 2006.
Non tanto per l’imponenza del volume e la quantità delle immagini proposte, e neanche per il contenuto (seppur di straordinaria importanza). Ciò che conta maggiormente in questo prodotto editoriale è l’elaborazione teorica espressa dall’autore, il quale ha operato in una dimensione comunicativa dai tratti fortemente emozionali ma anche in un territorio linguistico estremamente complesso nel quale la forma e lo stile mutano in base allo sguardo cangiante del fotografo stesso.

Aftermath, infatti, più che un libro fotografico, più che un drammatico diario visuale, è un saggio sul senso del fotografare, ed anche sul rapporto tra suggestione interiore e ossessione visiva.
Il tema è quello del World Trade Center. La sua distruzione, le macerie, l’abisso dell’orrore, ma anche il desiderio di cancellare la ferita, di pulire, di recuperare una purezza (ingenua) apparentemente perduta. Quello organizzato in questo enorme volume da Meyerowitz è un viaggio per certi versi contraddittorio, nel quale l’autore si addentra quasi con stupore dentro un sogno mostruoso alla fine del quale sembra manifestarsi solo un senso di vuoto, di straniamento.

Meyerowitz è stato l’unico fotoreporter che ha potuto compiere un lavoro organico, continuativo e articolato sulla tragedia dell’abbattimento delle Torri Gemelle. Ma la sua azione non si è limitata semplicemente a documentare; anzi scorrendo le centinaia di fotografie utilizzate si ha l’impressione che lo spirito di questo libro oscilli tra l’analisi razionale di una psicologia collettiva ferita, stuprata, e la ricerca teorica, legata al rapporto tra visione umana e distruzione.


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Sarà un caso ma Aftermath viene pubblicato, almeno nel nostro paese, proprio mentre sta per essere distribuito il film di Oliver Stone sul medesimo argomento. A parte le strategie di mercato, sembra chiaro come questo tempo passato dall’evento abbia liberato le forze creative americane, non più obbligate a esprimersi attraverso l’inevitabile passaggio della denuncia e dell’ipotesi complottistica ma concentrate esclusivamente sulla riflessione interiore, sull’elaborazione del lutto.

Partendo dal presupposto che un lavoro fotografico e un film sono prodotti completamente diversi (forse imparagonabili), si può però sottolineare come l’azione creativa di Meyerowitz rappresenti nei confronti di quella di Stone una sorta di riferimento inarrivabile. La differenza sta nel diverso uso della retorica espressiva. In Aftemath è certamente presente ma come uno degli elementi dell’architettura del tutto, in World Trade Center di Stone è invece l’ingrediente principale, amplificato in maniera ridondante e parossistica.

joel_meyerowitz-gardenersSuddiviso in tre capitoli visuali (Fall, Winter, Spring), Aftemath delinea un racconto che evidenzia una sorta di smarrimento psicologico dell’autore, smarrimento che si traduce in immagini apparentemente ultra-oggettive. Meyereowitz crea, così, un labirinto sospeso, un sistema di segni realistici che collegati tra loro producono però solo un inquietante senso di straniamento, di scollamento dal reale. Sembra di avvertire lo stato d’animo del fotografo ad ogni inquadratura. Addirittura, ci si può accorgere dei diversi stati d’animo che hanno guidato le sue scelte ad ogni posa. Spaesamento all’interno dello spazio devastato del World Trade Center, partecipazione umana per quel che riguarda i ritratti, articolazione di un linguaggio più moderno, quasi astratto, in quelle fotografie che fanno emergere dettagli e situazioni circostanti lo spazio dell’attentato.

Questa alternanza di livelli stilistici e comunicativi permette ad Aftermath di distendersi in un tragitto narrativo mai monotono e ripetitivo. Tale questione mostra, con tutta evidenza, lo spessore di questo lavoro, che non intende “celebrare” o semplicemente “commemorare” ma che vuole invece stimolare la produzione di memoria, allo scopo di innestare in modo sano e vivo il ricordo dell’attentato nella psiche del fruitore.


Il libro è aperto da quattro scatti effettuati prima dell’11 settembre 2001 dal loft di Meyerowitz, il quale con questa sequenza illustra con assoluta semplicità il rapporto quasi familiare che i cittadini di New York avevano con le Torri Gemelle.

A chiudere il volume, invece, l’immagine agghiacciante, con ripresa dall’alto, della zona. Si percepisce finalmente la voragine che il crollo delle Torri ha lasciato. Un senso di incredulo smarrimento si impadronisce di chi guarda, uno smarrimento spiazzante che lascia il gelo negli occhi.


©CultFrame 10/2006

 

IMMAGINI

1 ©Joel Meyerowitz. Ironworkers. 23/09/2001
2 ©Joel Meyerowitz. Gardeners in the garden of the dead. 28/05/2002


CREDITI

Aftermath. World Trade Center Archive / Fotografie e testo: Joel Meyerowitz / Editore: Phaidon, 2006 / 304 pagine / 400 illustrazioni a colori / Lingua: Inglese / 75,00 euro / ISBN: 0714846554

 

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