Luci e forme. Intervista a Manuel Presti

manuel_presti1Manuel Presti (Roma 1967) fotografa la natura, una passione che ha fin dall’infanzia. Lo scorso ottobre, primo italiano in assoluto, ha vinto il prestigioso premio BBC Wildlife Photographer of the Year 2005, il più importante concorso internazionale di natura. Un riconoscimento importante che viene dopo anni di collaborazioni con riviste nazionali e internazionali, tra cui Airone, Focus, Nature’s Best, NaturFoto.

L’occasione per un confronto è, oggi, la mostra alla Galleria Luxardo di Roma, la sua prima personale – Luci e forme – in cui presenta lavori che hanno un taglio un po’ diverso. La natura c’è sempre. Una natura guardata con il macro, isolata perciò dal contesto usuale, che lascia libero lo sguardo dell’osservatore di vagare in un altrove poetico e seducente.


So che sei ingegnere. Come avviene il passaggio dall’ingegneria alla fotografia e viceversa?


Ho studiato ingegneria e questo è il mio lavoro. Ma la passione è la fotografia di natura. Si dice che il cervello sia diviso in due parti, una creativa e l’altra razionale. Secondo me avere due attività molto impegnative in questi due emisferi del cervello è una bella cosa. Anzi aiuta, perché la parte emozionale-artistica della fotografia sicuramente viene fuori soltanto come innamoramento di certe scene, di certi colori, però anche il modo per raggiungere determinati risultati richiede un po’ di disciplina, tenacia, studio del soggetto o della strategia della luce.

 
Hai iniziato a fotografare parecchi anni fa…


Sì, da bambino. Prima andavo in giro per la natura solo con un cannocchiale, poi quando mi fu regalata una macchinetta fotografica ho iniziato a fotografare con un 50mm. che capovolgevo per rendere l’obiettivo macro. Dopo sono arrivati i primi teleobiettivi con cui ho iniziato a fotografare gli animali, che mi piacciono molto.

 
Il passaggio al digitale quando è avvenuto?


Quasi tre anni fa. Ero uno dei tanti che considerava il digitale un tradimento. Perché soprattutto nella fotografia di natura una cosa molto importante e discussa è l’onestà della foto. Se c’è il trucco bisogna dichiararlo. Non è come, ad esempio, nella fotografia di pubblicità dove c’è un messaggio da mandare. La fotografia di natura è anche documentazione. Il suo scopo è quello di muovere delle emozioni nelle persone, in maniera tale che anche chi non ha il modo, la cultura o il tempo di andare nella natura, e conoscerla in una certa maniera, possa sensibilizzarsi e capirne l’importanza. Questi erano i motivi per cui rifiutavo il digitale. Poi, però, l’impatto è stato molto forte, ho deciso di provare e per alcuni giorni c’è stata la sovrapposizione, avevo nello zaino sia la macchina cosiddetta analogica, che la digitale. Dopo quei quindici giorni ho venduto tutto, incluse le pellicole che mi erano rimaste e sono passato al digitale, perché è semplicemente divertente.


In che senso è divertente il digitale?


Come dicono gli americani è <I<FUN< i>. Perché scatti e vedi subito il risultato. Soprattutto quando si fotografano gli animali è innegabile che sia di grande aiuto. Si possono fare, poi, tanti esperimenti che difficilmente si fanno con la pellicola. Intanto perché costa troppo, poi perché a meno che non si scatti e si prenda subito nota di tutto, in maniera pignola e scientifica, dopo qualche giorno si sono dimenticati i dettagli. Parlo di sperimentazioni di tecniche in fotocamera, come i mossi intenzionali, non delle tecniche digitali. Da quando sono passato al digitale, nel giugno 2003, ho scattato 120 mila foto. E’ anche più facile e sicuro quando si mandano le foto ai giornali, perché non si deve mandare l’originale, come prima, oppure il duplicato della diapositiva che è peggiore come qualità. Certo, è anche vero che è più rischioso, si è più esposti al furto soprattutto su internet, anche se le foto pubblicate su internet sono a bassa risoluzione. Un’altra cosa importante è che quando una macchina scatta, almeno nelle macchine professionali, produce un file cosiddetto grezzo che non è la foto che si vede, ma una specie di negativo prima dello sviluppo in camera oscura. Ad esempio la commissione che seleziona le immagini del BBC Wildlife Photographer of the Year, che solo da tre anni si è aperto al digitale, vuole vedere prima questo file grezzo e poi la foto in formato jpg o TIFF. Ovviamente se l’immagine è manipolata si vede dal confronto con il file grezzo. Questa è la salvezza dell’onestà, cosa che però nelle riviste o nei libri non è richiesta.

Doveroso, a questo punto, un accenno alla fotografia con cui hai vinto il BBC Wildlife Photographer of the Year.


L’ho fatta a Roma. Essendo romano conosco il fenomeno degli storni da sempre, ma solo nel 2003 ho deciso di dedicarmici fotograficamente, impressionato da quelle incredibili forme ipnotiche. Ho usato diverse tecniche, lavorando simultaneamente con due macchine fotografiche, una montata sul cavalletto con un teleobiettivo da 500mm. e una a mano libera con lo zoom. Il 500 lo usavo per alcuni dettagli di movimento, tra cui proprio la foto che ha vinto, Sky Chase, che racconta la fuga e la caccia, documentando e allo stesso tempo coinvolgendo emotivamente. Rappresenta uno stormo di storni inseguito da un falco pellegrino che li caccia. Nella foto appare come un buco nel gruppo di storni. Questa immagine dà la sensazione del terrore che il falco diffonde nel gruppo, tanto che questo si apre, per distrarre il falco, come se ci fosse una bomba. Dettagli d’azione come questi li potevo prendere solo con il 500, ma ho scattato a mano libera con lo zoom per catturare queste forme astratte in cielo, lavorando in giornate a cielo grigio quando il contrasto è ancora più forte.

 
Parliamo, invece, delle fotografie della mostra. Colpiscono i colori…


C’è un unico lavoro, un trittico di tre rose, in cui c’è stata manipolazione digitale. Cosa che ho dichiarato, e poi è evidente. E’ la stessa identica rosa che, nella prima foto, è rosa al naturale, nelle altre invece é blu e viola. Ho semplicemente cambiato il bilanciamento del bianco. E’ stato un gioco. L’opera è composta, appunto, da un trittico. Tutte le altre foto della mostra sono riprese in luce naturale, quindi senza l’utilizzo di luci addizionali, in natura e non in studio, sfruttando i colori e le forme naturali insieme alle potenzialità degli obiettivi. Ad esempio c’è un enorme dettaglio di un papavero, ripreso in un campo, in cui la luce è morbidissima perché la foto è stata fatta prima dell’alba. Altre immagini blu non sono state fatte con uno zoom medio, ritraggono cunette di montagna innevate, alcune le ho scattate al confine con il Canada, altre in Abruzzo. Sono blu perché dipende dalla temperatura di colore, un valore che determina quanto è calda o fredda una luce. Ad esempio la luce delle candele o del tramonto è molto calda, invece quella del mezzogiorno è molto fredda, come pure quella che ha luogo nella cosiddetta “ora blu”, che si manifesta dopo il tramonto, quando il sole è sparito dall’orizzonte. Questa “ora blu” è ancora più marcata in montagna. Mentre l’occhio umano ha una correzione del bilanciamento del bianco, sia la pellicola che il digitale non hanno questa abilità del nostro cervello di correggere il bianco, basata sulla nostra conoscenza. Ecco perché il colore blu delle cunette di neve è perfettamente naturale… avendo scattato le immagini nell’“ora blu” ho solo sfruttato questo effetto.

 
I soggetti di queste immagini fanno pensare ad altri materiali. Mi vengono in mente, in particolare, i tessuti come veli o velluti…


Quando si entra nel dettaglio ci si dimentica del luogo o del soggetto, perché ci si concentra sulla forma e sul colore. Per questo ho chiamato la mostra Luci e forme. Che sia neve fresca modellata dal vento, due petali di margherita che si incrociano, erba, velluto o metallo, non ha importanza. Personalmente sono più affascinato dalla natura perché c’è silenzio. In mostra l’unica foto forse più intellegibile come soggetto è Dew and Grass, in cui si vede che è un filo d’erba con una goccia di rugiada.

 
Ci sono dei maestri della fotografia a cui hai guardato?


I miei mentori? Li relativizzerei ai diversi tipi di soggetto, per esempio quando fotografo gli animali, soprattutto gli uccelli, ci sono dei fotografi americani tra cui Arthur Morris. Art Wolfe, invece, per la fotografia di paesaggio e di natura in generale. Un altro punto di riferimento è Ansel Adams e, per lo studio delle forme, Yann Artus-Bertrand che fotografa dall’alto. Come foto macro mi è capitato di vedere moltissime foto di fiori ben dettagliate, dove si riconoscono i soggetti, quindi foto soprattutto di documentazione. Non dico di aver inventato io questo perdersi nelle forme, ma sicuramente mi è venuto spontaneamente.

Ci sono anche riferimenti pittorici?


C’è stato un periodo, parecchi anni fa, in cui ero innamorato dell’Impressionismo, al quale mi rifaccio un minimo con un certo tipo di foto che non sono presenti in questa mostra. Immagini in cui uso particolari tecniche di movimento della macchina o di multi esposizione per creare un effetto alla Van Gogh o di puntini colorati. Del resto credo che la maggior parte degli artisti nella storia si sia rifatta alla natura.

 
manuel_presti2C’è una foto che ancora non hai mai scattato, ma che ti piacerebbe fare?

 
Ho una specie di taccuino in parte scritto, in parte nella mente, di foto che ancora devo fare. Magari ho idea del soggetto e comincio a segnare alcuni tipi di foto che però non so ancora come realizzerò, immaginando un certo tipo di scena. E’ tutto un lavoro di cosiddetta previsualizzazione della foto stessa. Ne ho tantissime in mente. Ad esempio, parlando di animali, immagino una situazione nelle isole Privilof, che stanno ad ovest dell’Alaska nel Mare di Bering. Due isolette ricoperte di erba altissima, brughiera, spazzolata dal vento con una pioggerellina tipo nebbia che cade orizzontalmente in controluce. In queste isole vivono delle volpi polari che d’inverno diventano bianche come la neve, mentre d’estate assumono un manto grigio-azzurrino. Immagino una volpe madre, grigio-azzurrina, che con il cucciolo in bocca si sposta da una tana all’altra. Cosa che avviene spesso, sia per sviare i predatori che si potrebbero mangiare i cuccioli, sia per disinfestare le tane perché dopo un po’ che ci vivono vengono attaccate dai parassiti. L’immagine, quindi, è quella della corsa di quest’animale con il suo cucciolo in bocca sotto la pioggia in controluce, perché ogni tanto si apre uno squarcio tra le nuvole. Sicuramente questa foto, così come la immagino, non la scatterò mai. Magari al momento di scattare succederà di tutto, per esempio che la volpe inciampa e sparisce dietro un sasso. Però chi fotografa deve avere la sensibilità aperta a cogliere le cose, magari mentre la volpe inciampa c’è una rugiada che si riflette nel ramo…


Sei mai stato in Alaska? Quanto è importante, secondo te, il viaggiare nel tuo lavoro?


Lì non sono ancora mai stato, ma ho una buona documentazione. Quanto all’importanza del viaggiare è tanta, ma non troppa. Personalmente ho vissuto per lavoro anche all’estero, alcuni anni in Germania e negli Stati Uniti, e questo mi ha aiutato a considerare le cose, forse, con una visione un po’ più aperta.

Spesso però, esattamente come si dice che con il digitale sia tutto più facile perché l’immagine si può manipolare, alla stessa stregua si può dire che per fare delle belle foto si deve viaggiare, giustappunto andare in Alaska per fotografare la volpe grigio-azzurra. Non credo che questo sia vero. Viaggiare aiuta a vedere nuovi soggetti, culture, lingue, luci, ma come diceva Marcel Proust, “Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi”.


©CultFrame 03/2006

 

IMMAGINI

1 Manuel Presti. Riflessi prismatici, 2004. Courtesy Galleria Luxardo

2 Manuel Presti. Opening, 2005. Courtesy Galleria Luxardo

 

INFORMAZIONI MOSTRA

Luci e forme. Fotografie di Manuel Presti

Dall’8 febbraio al 25 marzo 2006

Galleria Luxardo / Via di Tor Di Nona 39, Roma / Telefono: 066780393

Martedì – sabato 16.00 – 19.30 / mattina su appuntamento / chiuso domenica e lunedì

Ingresso libero

Cura: Carla Timpani, Eva Clausen

 

LINK

Manuel Presti – Wildlife Photography

Galleria Luxardo, Roma