Enrico Genovesi. Femina Rea – Penitenziario Sezione Femminile. Premio Portfolio in Piazza – Savignano 2004

© Enrico Genovesi. Femina Rea - Penitenziario Sezione Femminile
© Enrico Genovesi. Femina Rea – Penitenziario Sezione Femminile

La dimensione della reclusione carceraria è certamente comprensibile nell’ambito della logica democratica della giusta pena per i delitti commessi, ma non elimina con un colpo di spugna la sfera interiore di quegli individui che pur avendo violato penalmente le leggi rimangono comunque esseri umani, dotati di sentimenti e affetti familiari. Dall’esterno si pensa sempre che chiunque finisca in carcere, dopo una condanna legittima espressa da un Tribunale, se lo sia meritato. E in effetti è così, ma ciò non toglie che l’aver commesso degli sbagli, seppur gravi, tolga a tali individui la dignità di cittadini pensanti e magari desiderosi di riscattare esistenze difficili e socialmente drammatiche.

Dalle immagini di Enrico Genovesi, presentate a settembre nell’ambito dell’annuale manifestazione di Savignano, sembra emergere proprio questa concezione contenutistica ed espressiva.

Ogni fotografia, pur nell’accuratezza della composizione, non si ferma alla sola questione dell’impostazione estetico/formale e non si limita a una rappresentazione in stile reportage e di stampo banalmente giornalistico. Si coglie invece lo sforzo da parte dell’autore di far emergere quella sensibilità negata che anche persone che pagano per i loro comportamenti fuorilegge indubbiamente possiedono. La realtà carceraria femminile pone inoltre il problema della maternità, e Genovesi con la dovuta delicatezza si accosta anche a tale argomento, mostrando con rispetto gesti intimi come l’allattamento o come la carezza di una madre nei confronti del proprio figlioletto, costretto, quest’ultimo, ad una vita da recluso senza colpa (ovviamente).

© Enrico Genovesi. Femina Rea - Penitenziario Sezione Femminile
© Enrico Genovesi. Femina Rea – Penitenziario Sezione Femminile

Asciugarsi i capelli, preparare da mangiare, pregare davanti a un crocefisso. Ed ancora: leggere una lettera, dormire sopra una panchina, o semplicemente accennare un lieve sorriso. Atteggiamenti quotidiani, scontati, “normali” che fanno emergere una condizione di solitudine mentale, più che fisica, di lontananza dagli affetti, di dolore contenuto e compresso dentro una sofferenza frustrante perché causata da comportamenti errati.

Enrico Genovesi mostra questo universo senza compiacimenti e senza giudizi moralistici, puntando tutto sulla raffigurazione di donne la cui condizione allude non tanto al desiderio ovvio di essere fuori e di poter gestire la propria libertà ma di comprendere attraverso la sofferta analisi del proprio mondo interiore il perché di certe scelte controproducenti e la vera natura psicologica degli errori compiuti.

© CultFrame 02/2005

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