Pietro D’Agostino. Modulazioni

Modulazioni. Sostantivo che in musica definisce le variazioni del tono della voce o del suono, mentre in fotografia descrive le mutazioni dell’intensità di un fascio luminoso. … In questa schematizzazione è sintetizzata l’essenza delle immagini che compongono questo lavoro, la cifra strutturale dell’indagine fotografica di Pietro D’Agostino. “Modulazioni” nasce dal desiderio dell’autore “di scandagliare – ha scritto Francesca Vitale – un terreno verso il quale è sempre stato attratto, o se vogliamo verso il quale ha sempre provato una particolare sensibilità: lo studio del rapporto tra la luce e il suono, o meglio sulle modalità del loro propagarsi così come sono percepite dalle possibilità fisiche del corpo umano, per arrivare infine ad essere trasformate attraverso esperienze percettive particolari in tracciati o forme estetiche”. Una fotografia, quindi, che nasce con la musica; D’Agostino coniuga e “raccoglie”, coordinandole, in una tessitura iconica di alto profilo linguistico, le osservazioni/sensazioni che percepisce dall’interpretazione del reale, con quelle che nascono dell’ascolto della musica, costruendo profili linguistico-espressivi stimolanti, carichi di rimandi emotivi e tratteggi poetici concettuali.


Sostiene Pietro D’Agostino: “Ascolto musica da sempre. La musica, i suoni, in alcune circostanze, hanno su di me un effetto di stimolatore percettivo. Mi affascina il possibile parallelismo tra suono e luce, onde sonore e onde luminose che si muovono e si propagano nello spazio. A volte mi viene da pensare, cercando di visualizzarla mentalmente, l’impronta che un suono potrebbe tracciare nell’aria. Le modulazioni sono il frutto di tante interazioni, dalla luce che trapassa gli oggetti in trasparenza, gli incontri con la musica dal vivo, vibrazioni penetranti, e non ultime le collaborazioni con alcuni amici musicisti. Nel frattempo sono nate modulazioni, le sequenze, luce-ritmo-trasformazione.” L’autore romano traccia in queste parole il percorso attraverso il quale costruisce – perché di vere e proprie costruzioni creative si tratta – le modulazioni, ovvero la sintesi stilizzata delle proprie percezioni, innervandole del ritmo musicale, che arricchisce indirettamente di contenuti onirici e forme accattivanti. Un paesaggio complesso di camminamenti emotivi straordinari diversi, costruito dall’osservazione di oggetti semplici del quotidiano, spesso in disuso, di frequente inutili e inservibili, senza futuro.


Pietro D’Agostino opera nell’ambito del gruppo Pan-ikon, all’interno del quale la ricerca sulla fotografia creativa, svincolata dalla necessità di rappresentare il reale, è complessa, articolata, profonda, ricca in termini di contenuti, lontana da stilemi predefiniti. Un ambito in cui la luce viene usata per creare qualcosa di nuovo, un passaggio di frontiera, delineare un percorso di studio, articolare un progetto di ricerca che metta concettualmente in comunicazione due mondi, l’interiore e l’esteriore, e quindi si crei un ponte che colleghi più e diverse emozioni, in un contesto in cui è totale la libertà per l’indagine, l’analisi, il coinvolgimento culturale. Tutto si svolge in un ambiente aperto nel senso più ampio del termine, “con lo stesso atteggiamento del bambino che, incurante della destinazione, osserva la strada snodarsi man mano guardando dal finestrino posteriore” di una vettura. In questo contesto di sperimentazione concettuale, snodo teorico significante in cui prendono corpo riflessioni profonde e stimolanti tematizzazioni, seppure in un ambito più intimo e personale, nasce “Modulazioni”. Tanti microcosmi di sensazioni e di percezioni particolari, intimi, unici.


L’autore laziale alimenta la propria ricerca con l’osservazione attenta di alcuni segmenti del reale; percepisce sensazioni e passaggi emotivi che, stilizzati in un processo di destrutturazione studiata in ogni dettaglio, filtrati dalla propria sensibilità ed arricchiti di vibrazioni musicali, ricolloca in un contesto iconico straordinario, tessuto con gusto estetico, i cui i valori tonali dei bianchi e dei neri danno alle figurazioni valenze stimolanti che trascinano emotivamente il fruitore verso lidi inediti ed orizzonti inesplorati. D’Agostino con “Modulazioni” crea un mondo poetico in cui la luce che domina la ribalta e il suono nelle sue diverse articolazioni, si parlano tra loro, in un rapporto corale di interdipendenze percettive che connota e dà sintesi significanti ai diversi profili elaborati. Profili nei quali non mancano studiate ambiguità, una certa incomunicabilità, sottili e calibrate incertezze. Non certo un mondo di finzioni, ma un insieme di frammenti coordinati fra loro e collegati dal ritmo musicale delle note, diverso in ogni immagine, elaborati in un quadro complesso narrato con un linguaggio stimolante, studiato, da abile affabulatore.


Pietro D’Agostino vive e lavora a Roma dove è nato nel 1958. Ha seguito corsi di fotografia e sviluppato, soprattutto negli ultimi anni, una intensa attività didattica. Fotografa dal 1978, è professionista dal 1982, opera in diversi ambiti, con prevalenza per quelli legati alla pubblicità e alla catalogazione delle opere d’arte. Per la committenza opera anche a colori, per la ricerca e la sperimentazione esclusivamente in bianco e nero. Agli inizi degli anni Novanta instaura un rapporto intimo ed inconscio con la luce usandola come modalità espressiva; inizia la ricerca creativa. Nel 1998, insieme a Nicola Fiorenza ed Alessandro Vescovo, fonda il gruppo Pan-ikon e dà inizio ad un progetto di studio con l’intento di rilanciare le potenzialità inespresse della fotografia ed evidenziarne le capacità espressive specifiche. Dal 2001 collabora con CultFrame, approfondendo gli interrogativi e le possibilità percettive che si possono sondare e sviluppare con il medium fotografico. D’Agostino, che si occupa anche di video, ha esposto in molte località, sue immagini fanno parte di collezioni pubbliche e private.


© CultFrame 01/2005



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