Dentro la fotografia. Percorsi di cronache e di ricerca. Un libro di Giuseppe Costa

Dentro la fotografiaRaccogliere le proprie recensioni di mostre fotografiche scritte negli anni per vari organi di stampa in un volume unico è un’operazione che permette al lettore di “saltare” da un’esposizione all’altra, da uno stile all’altro, da un artista all’altro, di seguire un itinerario tracciato dall’autore nella storia del linguaggio fotografico e di formarsi un’idea riguardo la varietà e la complessità delle espressioni legate all’immagine contemporanea. Lo hanno fatto, per accennare solo alcuni, Ferdinando Scianna in Obiettivo ambiguo e Matilde Hochkofler in Flash rubati e, recentemente, anche Giuseppe Costa in Dentro la fotografia – Percorsi di cronache e di ricerca.

Nell’intervista che apre il volume di Costa, Ennery Taramelli, storico e critico d’Arte e di Fotografia, studioso del Neorealismo e dei rapporti tra cinema e letteratura dice:

“Fino a quando non si avrà capito che il tema della fotografia è una visione dei nostri sogni, dei nostri incubi, si continuerà a chiedere appunto se la fotografia è arte”.

E ancora:

“La fotografia è proprio questa capacità di ricomporre dei frammenti percepiti all’esterno in uno specchio interiore, in un racconto.”

Ed è questa l’idea della fotografia che secondo Costa dovrebbe accompagnare il lettore lungo tutto il percorso da lui proposto, attraverso i suoi articoli scritti tra il 1997 e il 2001 per il quotidiano l’Osservatore romano.

Inizia con Il Museum of Modern Art di New York il viaggio compiuto da Giuseppe Costa. Il MOMA, un “contenitore” di veri e propri tesori dell’arte moderna e contemporanea fondato nel 1929, possiede oggi circa trentamila fotografie datate dal 1840. La prima opera entrata a far parte della collezione del museo nell’aprile 1930 fu di Walker Evans “Lehmbruck: Head of a Man”. Da allora, in seguito all’istituzione nel 1940 della sezione fotografica, è possibile ricostruire l’identità della fotografia mondiale: il dagherrotipo di Shew, le immagini di Tina Modotti, Giacomelli, Brady, Timothy O’Sullivan, Cameron, Kasebier, Bourke-White, Lisette Model, Lange, Hine, Strand, Stieglitz, Duncan, Weston, Man Ray, Cartier-Bresson, Koudelka.

Ma collezioni preziose sono presenti anche in Italia grazie ai privati come Alinari di Firenze e allo studioso, fotografo e collezionista Italo Zannier, il quale conserva in archivio migliaia di stampe catalogate e studiate e seimila volumi dedicati alla fotografia. La gran parte del volume è una selezione di recensioni di mostre allestite in Italia: dagli scatti gioiosi e ludici di Lartigue (Palazzo delle Esposizioni, Roma) a quelli di guerra di Robert Capa (Trieste, 2001), fino alle fotografie di strada di Robert Doisneau (presentate a Padova nel 2001). “Come i grandi maestri della pittura voglio ottenere immagini-simbolo” è il capitolo dedicato a Eugene Smith, nel quale Costa si sofferma sui suoi giochi di luce tipicamente pittoriche mentre in Leo Matiz, Costa identifica la “irrequietezza interiore” e in Minor White l’approccio psicoanalitico e spirituale (Modena 2001), quindi le grandi inchieste di Mario De Biasi e la varietà di sguardi sulla Sicilia come quelli del fotoreporter Nicola Scafidi, di Ferdinando Scianna e di Letizia Battaglia.

Conclude il volume un articolo dedicato alla fotografia urbana e in particolar modo a quella di Joel Meyerowitz che nel 2001 fotografò il Ground Zero e che raccontando la forza che lo spinse verso quel luogo nonostante i divieti disse: “Per me niente fotografie significa niente storia. In quell’istante decisi che dovevo trovare il modo di realizzare un archivio per la città di New York”.

© CultFrame 01/2004

CREDITI
Titolo: Dentro la fotografia – Percorsi di cronache e di ricerca / Autore: Giuseppe Costa / Editore: Edizioni della Meridiana, 2003 / 167 pagine / 19,50 euro / ISBN: 88-87478-36-8


INDICE DEL LIBRO

Premessa
La fotografia è il punto di partenza dell’arte moderna (a colloquio con E. Taramelli) / Resta ancora intatto il fascino poetico di una fotografia / Oltre trentamila opere per un percorso che ricostruisce l’identità della fotografia mondiale / Quando una collezione privata contribuisce alla costruzione di pagine di storia / Il primo dagherrotipo sulla città siciliana fu realizzato nel 1840 dal principe Romualdo Trigona / Tra dagherrotipi e ambrotipi i luoghi e i personaggi della Palermo che fu / L’Italia dell’Ottocento: irripetibili suggestioni fissate dagli scatti della macchina fotografica / Antiche civiltà, città d’arte e vita quotidiana negli scatti di un “fotografo per diletto” / Nessuno era ancora penetrato in quelle bianche solitudini di ghiaccio flagellate incessantemente dai venti e dalle bufere… / C’è dentro di me uno spettatore che guarda senza sapere se quanto succede è serio, importante, divertente o noioso / Il fotografo usava la “luce di Rembrandt” / Forza emotiva e impatto visivo nell’opera di un temerario “reporter di guerra” / Documentò con humor e malinconia l’umanità nei sobborghi parigini / Sulla pellicola si fissano volti di intensità straodinaria raccolti in se stessi come mondi rappresi / Testimonianze di anni amari della storia statunitense / Come i grandi maestri della pittura voglio ottenere immagini-simbolo / La misteriosa pienezza delle cose quando vengono osservate in contemplazione / Quel messaggio di equilibrio e di bellezza che parla un linguaggio percepibile da tutti / La fotografia come meditazione sulla condizione umana / La sempre emozionante ricerca di una vita o di una storia da sottrarre al tempo / In una foto basta una luce particolare per dare al tutto un senso di speranza / La coinvolgente capacità narrativa non esclude uno sguardo venato di ironia / Testimonianze di anni difficili in una Sicilia ritratta con una partecipazione che non scade mai nell’ovvio / Sguardo fotografico sulla Sicilia di oggi / L’occhio invisibile capace di risvegliare le coscienze sull’orrore della guerra e della fame / Nelle foto dei volti la malinconia di chi deve recidere il legame con le proprie radici / La paradossale espressione del caos e dei disastri della civilizzazione / Nelle sue vedute si esprime la ricerca di un legame con l’interiorità / Paesaggi naturali e immaginari alternati a squarci di vita quotidiana / Ogni foto è più dello sguardo di un uomo / Multicolore è il mio Paese e la sua gente… Echeggiano l’allegria, il dolore, l’indigenza / Il paesaggio inteso come esperienza visiva che coinvolge il sentimento e l’intelletto / La bellezza dell’Italia ha trovato nella fotografia vedutustica la felice conferma di un antico richiamo / Paesaggio e fotografia siciliana / Un raffinato “diario di viaggio” attraverso campagne, piazze, teatri, monumenti / La metropoli: luogo del movimento incessante, espressione della finitezza e della solitudine / L’avventura e la ricerca di luoghi inscrivibili nella mappa d’una geografia interiore / Quello spazio meditativo che permette una conoscenza diversa della realtà / “Ritratti” che danno vita persino ai ciottoli sparsi su sentieri e pianori coperti di cenere / Scoprire quella terra e dentro di essa la città e dentro di essa la musica e poi le persone… / Fotografie che manifestano la forza dello spirito / L’acuta sensibilità verso le sfumature del quotidiano
Postfazione di Giovanni Chiaramonte / Bibliografia / Referenze fotografiche