Italia. Ritratto di un Paese in sessant’anni di fotografia. Un libro a cura di Giovanna Calvenzi

giovanna_calvenzi-italiaSessant’anni di fotografia di un paese potrebbe essere semplicemente la sua storia illustrata, ma in questo caso procedendo su un doppio binario tra lo sviluppo cronologico degli eventi e le trasformazioni del linguaggio fotografico, Giovanna Calvenzi individua proprio in quest’ultimo l’elemento rivelatore dell’Italia di questi anni.

La guerra è finita e Federico Patellani, nella campagna laziale del 1945, fissa l’immagine di una donna che contempla lo scheletro di un aereo incendiato, come i resti di un animale preistorico. Gli emigranti partono anche da Rovigo, dal nord-est. E’ una realtà lontana. Il presagio che qualcosa stia cambiando, che la figura femminile non sia più solo sposa e madre, si ha con l’immagine di Mario De Biasi che nel ’56, a Milano, immortala una folla di uomini che, sbigottita, assiste all’avanzare di una dama avvolta in un abito bianco, generosa nelle forme e sicura nell’incedere. Ciò che ancor più coglie il segno di quello che successivamente farà parte della nostra vita, è la fotografia che Giancolombo scattò a Carpi nel 1956, ad una platea smisurata di spettatori davanti al totem televisivo. A Milano si costruisce il gratta-cielo della Pirelli, in Sicilia Ferdinando Scianna fotografa le feste religiose. La dolce vita ed il fenomeno dei paparazzi nel libro sono ignorati ma si dà nota che a Roma Frank Horvat ricerca le ambientazioni di moda per Harper’s Bazaar. Quelle foto raccontano il mutamento socio-antropologico del paese ma, alla fine degli anni sessanta, il percorso visivo comincia a perdere di linearità descrittiva; da una parte i fotoreporter impegnati, dall’altra le sperimentazioni di Mulas e la ricerca di Salbitani su “La città invasa” aprono la strada ad una dissociazione per raccontare l’Italia.


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La sezione, Gli anni Ottanta, inizia con l’agghiacciante immagine che Franco Zecchin ha scattato ad un gruppo di donne davanti al cadavere di un morto per mafia; il racconto, la storia dei fatti termina lì. Da quel momento in poi nel libro, l’Italia è vista prevalentemente attraverso il paesaggio, alieno, ostile, surreale, in cui l’uomo è assente o appare con la consistenza fantasmatica del mosso.

Il libro fotografico si interrompe con la sezione Saggi che raccoglie testi critici che affrontano i temi legati allo specifico italiano della visione.


martin_parr-torre_di_pisaCon la terza sezione, Doppie visioni, si apre un nuovo libro fotografico in cui il percorso storico è sotteso dal confronto linguistico-visuale che di volta in volta si apre fra i dieci autori italiani e dieci stranieri su temi comuni. La prima delle doppie visioni riguarda Scanno, paese dell’ Abruzzo, terreno di confronto tra due modi di vedere opposti nei principi. “Il reportage è un’operazione progressiva della testa dell’occhio e del cuore per esprimere un problema, fissare un evento o delle impressioni”, afferma Henri Cartier-Bresson, “Scanno è un paese da favola, di gente semplice, dove è bello il contrasto fra mucche galline e persone; tra strade bianche e figure nere, tra bianche mura e neri mantelli” annota Giacomelli. L’uno ha cercato di raccontare, l’altro ha fatto sì che l’immagine corrispondesse al sogno o che addirittura lo generasse. Cesare Zavattini nel ’56 pubblicò un libro Paul Strand: Un Paese. Vent’anni dopo ci tornò con Gianni Berengo Gardin, non c’era più il mondo rurale, immobile. Berengo apparve brumoso ed inquinato dal sopravanzare del consumismo. Per William Klein Roma è un susseguirsi di paradossi, un fantastico puzzle nello spazio-tempo i cui pezzi sono di ogni dimensione, forma, stile, periodo… Per Carreri, i muri e l’asfalto di Milano coincidono con i sali d’argento troppo anneriti delle emulsioni fotografiche. Carla Cerati e Raymond Depardon affrontano la condizione manicomiale italiana restituendoci immagini dal grande impatto emotivo che valsero di aiuto alle iniziative di Basaglia. Salgado e Giorgia Fiorio affrontano quello della mattanza. Le Doppie visioni che seguono si fanno più rarefatte, la narrazione si sposta dagli uomini al paesaggio. Le passeggiate romane di Joel Sternfeld e di Gabriele Basilico, avvengono in luoghi deserti, o dove gli esseri umani sono ridotti ad accessori visivi. Su Le spiagge di Massimo Vitali, “l’italiano” è un atomo fra milioni di atomi e quando lo sguardo si avvicina attraverso l’obiettivo macro di Martin Parr, “l’italiano” è osservato di lato, di dietro, è visto e descritto nella condizione di incosciente subalternità ad un consumismo da decerebrati (il transfert è ammesso da Parr).


©CultFrame 11/2003

 

 

IMMAGINI

1 Copertina del libro Italia a cura di Giovanna Calvenzi

2 Mario De Biasi. Milano, 1954
3 Martin Parr. La torre di Pisa 1990. ©Magnum/Contrasto


CREDITI

Titolo: Italia – Ritratto di un Paese in sessant’anni di fotografia / A cura di Giovanna Calvenzi / Editore: Contrasto, 2003 / 352 pagine / 283 fotografie in bianco e nero e colore / 65,00 euro

 

LINK

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CULTFRAME. Un homme sans l’occident. Il ritorno alla regia cinematografica di Raymond Depardon

Casa editrice Contrastro