Il nudo interpretato da vari autori nel libro Nudes 3

nudes3Questo bel libro di Graphis – bello nella stampa e nella confezione – è una raccolta di fotografie di nudo di vari autori contemporanei. I critici più scaltri, e anche molti fotografi, affermano che un’immagine di nudo non è la semplice rappresentazione di un corpo senza vestiti. Sebbene questa opinione sia condivisibile, essa non è a tutti così evidente. Infatti, esistono molti modi di fotografare il nudo, e nella storia dell’arte il corpo ha assunto valenze via via molto diverse.


Nell’antichità classica non esisteva dicotomia tra corpo e anima dell’uomo: il corpo traduceva in forma visibile la qualità dell’anima. I kuroi greci, gli atleti, quei giovani così armoniosamente scolpiti da Fidia, Lisippo e Prassitele nell’epoca d’oro di Atene, mostravano la perfezione platonica di un Bello che univa in sé bellezza fisica e virtù morale. Il Discobolo di Mirone, ad esempio, non è solo un atleta dal corpo perfetto: è un uomo concentrato nel suo gesto, che fa della disciplina e del sacrificio la sua via, che purifica la sua vita attraverso una profonda sensazione di autocoscienza; la bellezza del suo fisico fa sì che nel suo sguardo si legga l’olimpica calma interiore che dialoga direttamente con l’eternità e che lega indissolubilmente spiritualità e fisicità.


Questa stretta relazione tra corpo e anima è lentamente stata violata dai vari imbarbarimenti della cultura classica greca. Già durante l’ellenismo, e poi in epoca romana, molti artisti -stanchi della platonica e inumana perfezione- hanno voluto mettere in luce gli aspetti più umani del corpo, come la vecchiaia o la sofferenza. Ed è qui che la corporalità ha cominciato a prendere una dimensione propria, slegata dalle qualità morali del soggetto, una dimensione più immanente alla vita reale, tuttavia ancora piena di una sua dignità in quanto scrigno della nostra esistenza.

E’ stato il Cristianesimo, nel mondo occidentale, a dare definitivamente una connotazione negativa alla nostra corporalità: il corpo divenne la gabbia dell’anima tesa verso il Divino, il passaggio necessario e doloroso che conduce all’agognata vita eterna. La fisicità ha assunto nei secoli, così, un ruolo volgare e terreno, associato all’essenza peccaminosa dell’uomo, qualcosa di cui non dover godere, se non sotto ferree regole e con una finalità ben precisa, in un atteggiamento tutto sbilanciato verso la sola dimensione spirituale.

Questa tradizione millenaria, di cui la nostra cultura è -volente o nolente- impregnata, spiega il pudore e il disagio che ancor oggi istintivamente prova la maggior parte delle persone di fronte alla propria o all’altrui nudità: la bellezza del corpo, insieme a quella sua armonia e quel suo linguaggio così universale come i Greci ci hanno insegnato, è stata colpevolmente associata dalla morale cristiana alla sola libido sessuale e quindi ha finito per essere annichilita dal concetto del peccato.


Oggi finalmente le nuove generazioni di artisti sembrano aver recuperato confidenza con la corporeità, e ciascuno di essi riesce ad esprimere, alla propria maniera, un sentimento di bellezza formale o di salace provocazione attraverso il nudo, finalmente liberato da vincoli morali: il corpo ha riacquistato il suo valore estetico e sessuale.

In questo libro sono appunto presentate varie forme di nudo fotografico, alcune di notevole impatto formale, altre per la verità troppo didascaliche per lasciare una traccia importante, al punto di non fugare i dubbi sull’omogeneità della scelta fatta. Tra le prove d’autore che certamente colpiscono l’occhio ci sono i “classici” nudi olimpici e scultorei di Herb Ritts, che esalta la bellezza dei fisici atletici nei loro valori plastici; ci sono quelli dinamici e vitali di Howard Schatz, che congela il corpo nell’atto del suo esplodere vitalità; bellissimi i corpi nudi in caduta libera, oppressi dal loro stesso peso contro una lastra di vetro, fotografati da Sandro; ci sono poi i fisici esili e vorticosi di Lisa Spindler, ma anche i corpi “ellenistici” fotografati nel loro valore umano più che estetico da Suzanne Opton, Mark Seliger o Frank Walsh: costoro fotografano corpi non belli, raggrinziti, obesi, che tuttavia esprimono una forte carica umana e sentimentale, a significare che è stata ampiamente superata la concezione platonica del Bello. Ci sono anche caratterizzazioni fortemente erotiche, dovute talora ad espliciti atteggiamenti lascivi come nelle foto di Vlado Bača, ma anche al mistero dell’ombra -e quindi della scoperta- come nelle foto di Sadanori Nomura.
Quello che non sentiamo di condividere è un certo estetismo compiaciuto, un glamour di cristallo che mostra solo una visione patinata ed edonistica del corpo, senza scavare nei meandri della forma o della sensualità. Quando l’erotismo è semplice ostentazione del corpo nudo, senza mistero o senza provocazione, diventa immagine senza nerbo, démodé e déjà-vu: diventa, appunto, la semplice rappresentazione di un corpo. Tali sono ad esempio le foto di Amanda Clement o di Art Ketchum, di Rudolf Haidenthaler o di Rick Rodriguez. Nel mezzo tante immagini che cercano -talora con successo, talora no, a misura della sensibilità dell’artista e della professionalità del fotografo presentato- di estrinsecare un concettualismo più o meno spinto, che ci risulta però sempre troppo forzato.


©CultFrame 11/2003

 

 

CREDITI

Titolo: Nudes 3 / Autore: AA.VV. / Design: B. Martin Pedersen, Massimo Acanfora / Editore: Graphis, 1999 / 260 pagine / ISBN: 1-888001-66-6

 

LINK

Casa editrice Graphis