Dogville. Un film di Lars von Trier

lars_von_trier-dogville1Nel 2000 Lars von Trier ha vinto la Palma D’Oro a Cannes con Dancer in the dark, ed era il suo quinto capolavoro. Prima di quell’edizione, aveva già un record invidiabile: The Element of Crime (1984, Premio della Tecnica), Europa (1991, Tecnica e Giuria), Breaking the Waves (1996, Gran Premio). Dogville, incredibilmente, non ha vinto nulla.

Questo film, scritto, diretto, girato dal creatore di Dogma nonché prodotto dalla sua casa di produzione Zentropa, dura oltre tre ore (ma la versione italiana è più corta di circa 40 minuti, e pare che così sarà anche il Dvd) ed è la prima puntata di una trilogia che si intitola US and A dedicata dal regista danese agli Stati Uniti, paese che notoriamente egli detesta e dove non ha mai (per scelta) messo piede. La seconda puntata, forse, non vedrà la star Kidman nel ruolo della protagonista perché, pare, essa sia stata scossa troppo dalle scene (durissime e drammatiche) che ha dovuto girare.


Ma andiamo al film. Certo, molti spettatori delle sale si sono alzati, alcuni sono usciti per non farvi ritorno e altri sono usciti e poi rientrati, insomma cose mai viste in una normale sala cinematografica. Dogville è stato sold out per i primi due giorni di programmazione nei due cinema milanesi dove era presente.
Per la prima volta davvero (anche se certi film di debordante e claustrofobica visione di interni e di personaggi, come il mitico Sex, Lies and Videotape, ci avevano provato – senza questo successo) qualcuno riesce a portare il teatro al cinema. Non si tratta di filmare il teatro e farlo vedere sul grande schermo: si tratta di fare teatro per il cinema, quindi è semplicemente grandioso. La crudeltà di Fassbinder e i vicoli ciechi di Bertold Brecht, certo radiodramma sensuale o alcune meravigliose partiture degli anni 30 (periodo in cui è ambientata la storia) sono citate in Dogville e la recitazione dei personaggi (quelli reali e quelli disegnati sul pavimento, che costituisce la trama di realtà: strade, orti, cane, montagna e miniere) è strabiliante, mai confusa, mai ridondante, un capolavoro. E’ chiaro che quanto viene visto è oltre l’esperimento e oltre la fastidiosità percettiva, proprio perché si è al cinema e non al teatro.

 

lars_von_trier-dogville2Il film è diviso in capitoli, che appaiono con i loro titoli bizzarri, e trasporta lo spettatore nei rivoli potentissimi della malinconia, della disperazione, dell’ilarità scanzonata o della grassa risata nevrastenica in un batter d’ali. Il pubblico ride o mugugna smodatamente, la sala è tutto un ribollire, trasformata in una platea di teatro off. Certo che la storia, costruita con una matematica infallibile del dolore, si svolge con un’implacabile virata verso la tragedia, e quando si arriva al termine dei capitoli (che via via diventano sempre più brevi e più duri) ci si arrende all’inevitabilità della catastrofe. L’America ne esce a pezzi, insieme a qualsivoglia possibilità di redenzione. La recitazione tende a stuprare ogni stereotipo della middle-class (su otto famiglie, un solo soggetto è poco-abbiente, quindi è chiaro dove vada a parare Von Trier), e i camei (mica tanto brevi) di Lauren Bacall e Ben Gazzarra, rispettivamente la Crudelia Demon della situazione al secolo Ma Ginger, e il cieco Jack McKay (uno dei forse meno laidi abitanti di Dogville) lo confermano. Dogville finisce in un modo splendido, e vi chiediamo di tenere gli occhi aperti fino alla fine, potrebbe venire la tentazione di chiuderli. Se andate a vederlo in compagnia, ricordate agli amici che hanno l’abitudine di non vedere i titoli di coda, di restare seduti fino alla fine (sono un film nel film!) e di dichiarare, alla fine, da che parte stavano. Dogville chiama ad una dolorosa, quanto acclamata, scelta di campo: o con Grace o con Dogville. Tutti tradiscono tutti, ed è estremamente soggettivo considerare quale dei tradimenti sia il meno orribile. Pertanto, in un misto di educazione civica e corso di recitazione, questo film andrebbe consigliato alle scuole, di ogni ordine e grado, anche se è – assurdamente – vietato ai minori di 14 anni. Last but not least: i trailer di promozione sono totalmente inventati dal regista: gli attori recitano una parte apposta, ma almeno lo fanno sul monopoli che vedrete come unica scena del film…


©CultFrame 11/2003

 

 

TRAMA

Dogville è un paese di otto famiglie e un cane (Mosè), sulla strada che da George Town porta alla montagna: un solo negozio, una chiesa senza pastore, un portavoce della comunità, Tom che guida le sue anime. Inseguita da pericolosi gangster, una notte vi arriva la bella e misterica Grace. La comunità deciderà di aiutarla a nascondersi a Dogville, in cambio di un monte ore lavoro da destinare ai bisogni “non-necessari” degli abitanti. Il tempo di Grace a Dogville scorre tra sempre più odiose vessazioni, fino a che i gangster ricompariranno sulla scena e sveleranno il suo segreto, costringendola a scegliere da che parte stare nella vita.

CREDITI

Titolo: Dogville / Regia: Lars von Trier / Sceneggiatura: Lars von Trier / Soggetto: Lars von Trier / Fotografia: Anthony Dod Mantle / Montaggio: Molly Marlene Stensgård / Scenografia: Peter Grant / Interpreti: Nicole Kidman, Harriet Andersson, Lauren Bacall, Jean-Marc Barr, Paul Bettany, Chloe Sevigny / Produzione: Lars Jönsson, Vibeke Windeløv / Distribuzione: Medusa / Paese: Danimarca, Svezia, Francia, Norvegia, 2003 / Durata: 165 minuti

 

LINK

Sito ufficiale del film Dogville di Lars von Trier

Filmografia di Lars von Trier

Medusa