Elephant. Un film di Gus Van Sant

Sullo sfondo, l’intreccio di tutte le storie dei ragazzi che attraversano gli attimi precedenti l’incursione di Alex ed Eric, compresi i due omicidi praeter-intentionis: un adolescente che si occupa del padre troppo ubriaco per guidare, tre amiche anoressiche ed egoiche, la bruttina della scuola e i suoi problemi nell’ora di ginnastica, il giovane Elias che fotografa ogni cosa – insomma la quotidianeità della midland americana vista dagli occhi di teenager inquieti e freddi. Non vi è alcuno spaccato dedicato agli adulti e il titolo del film non ha nessun tipo di rimando a particolari della trama – salvo riprendere il metodo di lavoro a copione libero già adoperato dal regista in Gerry.


Gus Van Sant, Palma d’oro a Cannes e miglior film, filma e monta Elephant usando inquadrature multiple di uno stesso scorcio d’azione. Seziona e miniaturizza storie diafane, minime e volatili, estremo disagio e anomia di una piccola comunità, americana soltanto per caso – anche se l’America non ha colpevolmente amato il film, molto meno implacabile del documentario di Michael Moore sull’allarmante diffusione delle armi. Il suono muto delle foglie e l’autunno di chi è precocemente disincantato e anaffettivo, la glaciale partitura di piani di ripresa dal cambio di fuoco velocissimo seguono, in attimi eterni, poche storie che si incrociano solo per caso, perché attraversano un’azione reale di pochi minuti resa film di oltre 80’.
Non è una storia di anime, ma di contemporaneità storicizzate che si accatastano, viste da qualsiasi prospettiva: la storia è la prossemia di esseri umani in un interno qualunque, la loro brevità e la loro esistenza è solo in quanto stralcio di altre geometrie visibili che vanno a collidere. L’eterno ritorno di sequenze da tutte le visuali possibili dell’azione crea l’ubiquità dell’occhio scenico: non c’è angolo che resti refrattario alla mise-en-ouvre del luogo fisico ed emozionale dove viene girata la storia. Non c’è alcuna grammatica dei sentimenti e nessuna anarchia è possibile nella visione: il regista costringe a guardare esattamente l’attimo che decide di rendere di volta in volta in primo piano, i reprise sono apparentemente casuali e l’ordine di entrata dei protagonisti e dei gregari – tutti lo sono entrambi una volta – è reso assoluto da un sound design impeccabile (Leslie Shatz) che evidenzia allo stremo l’uso della luce naturale e di una fotografia rapsodica al millesimo (Harris Savides).


Distribuito in Italia da Bim, Elephant ha tra i produttori anche la filmaker Diane Keaton, socia della Blue Relief. Gli attori sono quasi tutti veri studenti di liceo, tranne Alex Frost ed Eric Deulen.


©CultFrame 10/2003

 

TRAMA

Una high school dell’Oregon diventa teatro di una tragedia, citando Columbine: due allievi comprano armi automatiche da internet, uno dei due è mente e l’altro è succube della cultura più vasta del primo. Sono derisi ed emarginati a scuola, non hanno mai baciato una ragazza e finiranno per amarsi sotto la doccia. Trascorrono del tempo insieme, isolati dai coetanei: abbastanza per guardare documentari su Hitler, di tanto in tanto uno a suonare magistralmente il piano e l’altro a giocare ai videogame, e a studiare un piano di vendetta. Si armano di tutto punto e compiono una strage di insegnanti e compagni di studio.

 

CREDITI

Titolo:  Elephant / Regia: Gus Van Sant / Sceneggiatura: Gus Van Sant / Fotografia: Harris Savides / Scenografia: Benjamin Hayden / Montaggio: Gus Van Sant / Interpreti: Alex Frost, Eric Deulen, John Robinson, Elias McConnell, Jordan Taylor, Carrie Finklea, Nicole George / Produzione: Blue Relief Productions, Fearmakers Studios, Hbo Film, Meno Films, Pie Films / Distribuzione: BIM / Paese: USA, 2003 / Durata: 81 minuti

 

LINK

Il sito ufficiale del film Elephant

Filmografia di Gus Van Sant

BIM distribuzione