Contacts. I grandi fotografi raccontano le proprie immagini

non_goldin-contactsNel buio accaldato di un’ampia sala, arredata con schiere di scomode poltrone reclinabili in velluto rosso, il volto dei numerosi spettatori era spettralmente illuminato di riflesso dalle immagini che provenivano lente e sincere da un grande schermo cinematografico che dominava lo sfondo. I loro occhi, fissi in una sola direzione, erano rapiti dalla malinconia e dalla poesia della luce magica che emanava da quello schermo. Ma non si trattava di immagini in movimento, bensì di fotografie, immobili, confinate dentro un rigido fotogramma, rubate con garbo al fluire della vita, nelle quali è incorniciato un centoventicinquesimo di secondo di esistenza.

E’ questa l’essenza intima della fotografia, arte di prorompente bellezza e dal fascino ingannevole: fermare il tempo, fermare uno sguardo, un gesto, un sentimento ed esternarli per sempre a rappresentare noi ed il nostro mondo, a narrare la nostra esistenza, ad incarnare il nostro desiderio di vincere la morte.

Ma la foto che testimonia tutto questo, che racchiude in sé ogni aspetto di un contesto, ogni suo significato, tutto il potere espressivo di una situazione o di un volto o di un paesaggio, la foto che fa entrare in risonanza le nostre emozioni è quasi sempre figlia di una scelta. Una scelta fra inquadrature diverse, gesti diversi, momenti diversi, luci diverse dello stesso soggetto che si dipanano uno dopo l’altro su quello che i fotografi chiamano il foglio dei provini a contatto: un’unica pagina stampata, in cui tutti e trentasei gli scatti di un rullo fanno piccola mostra di sé, le immagini sbagliate con quelle insipide, quelle banali con quelle buone, tra le quali probabilmente si nasconde quella che il fotografo o l’art-director della rivista riconosceranno innegabilmente come la foto.


william_klein-contactsUn foglio di provini a contatto, trentasei attimi rubati alla continuità del tempo. Se ci si pensa, in quei trentasei scatti è rappresentato complessivamente appena un secondo e poco più di vita, eppure ogni immagine è eterna, ogni immagine diventa lo spunto di una storia da raccontare. Ed è questa la storia che ci narra William Klein, fotografo ed ideatore della serie di filmati che il 10 e l’11 giugno ci hanno tenuti tutti con lo sguardo incollato allo schermo presso la Sala Congressi della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Roma “La Sapienza”. Contacts si intitola, ed è una serie di documentari (in vendita anche su dvd) in cui grandi fotografi di ieri e di oggi raccontano loro stessi, il loro lavoro e il loro mondo attraverso la visione ravvicinata e mirata dei loro provini a contatto. C’è chi indugia più sul senso della propria fotografia, come Cartier-Bresson, che ritrova nei propri provini la sua filosofia del moment décisif, e chi, come Nan Goldin, invece usa le immagini come spunto per parlare in flashback della propria vita, estrema, marginale e selvaggia; c’è chi. come Salgado, riguardando il proprio lavoro, si ferma a fare considerazioni profonde sul mondo in cui viviamo e sulla necessità di un fotogiornalismo che entri in relazione con il contesto fotografato, e chi come Doisneau coglie l’occasione per ricordare gli aneddoti legati agli scatti, che nel frattempo sono inquadrati da vicino dalla vigile macchina da presa, raccontando la sua ricerca spasmodica dela foto; lo stesso fa William Klein mostrando i suoi lavori di New York, Parigi e Tokyo, esibendo varianti diverse dello stesso soggetto e spiegando attentamente perché ha operato certe scelte e non altre. Una visione accompagnata dalla voce fuori campo emotiva e condiscendente di ciascun fotografo, che come uno stalker guida la conoscenza dello spettatore dentro l’intimità della propria filosofia artistica, ancor prima che l’occhio dell’astante si fossilizzi sulle inquadrature. Si finisce così con lo scoprire l’anima di questi grandi autori più con le loro parole che con i loro scatti, che già hanno contribuito a renderli famosi. Si tratta di un punto di vista insolito da cui osservare il mondo della fotografia, un punto di vista confidenziale che mette in luce aspetti sconosciuti della personalità di questi artisti.

E quando alla fine si sono riaccese le luci in sala, nonostante una proiezione monca rispetto al programma originario, mi sono voltato e ho visto la sala piena di giovani come me, i visi ancora presi da tanto stupore e da tanta curiosità. Ed è stato bello pensare che una cosa cosi emozionante come la fotografia abbia ancora un futuro nei loro occhi.

©CultFrame 06/2003

 

IMMAGINI

1 Nan Goldin

2 William Klein