Fotografie dei membri dell’Agence VU’ raccolte nel libro dedicato ai primi quindici anni dell’Agenzia parigina

agence_vu-quinze_ansNegli anni ’30 fu una leggenda. Il settimanale francese VU’ offriva le sue pagine ad un giornalismo variegato e pluralista. Le fotografie di Capa realizzate durante la guerra di Spagna trovavano il loro spazio accanto alle immagini dell’artista Man Ray. Nel 1986, Christian Caujolle, che in quello spirito si identificava, ha voluto rendere omaggio alla rivista, dando lo stesso nome alla sua, appena nata, agenzia parigina. Oggi, a quindici anni dalla fondazione, VU’ conta circa cento membri (provenienti da 24 paesi), i cui lavori sono sottoposti al severo giudizio critico ed estetico dello stesso Caujolle che da loro, dichiara, esige sincerità e coerenza. Il direttore dell’Agenzia, già responsabile del dipartimento della fotografia del quotidiano Libération, crede fermamente nella fotografia statica, che nonostante la presenza incombente della televisione e di internet, continua ad essere presente con maggiore forza. La superficie cartacea consente un’intimità con il mondo rappresentato; non detta tempi di lettura, e, attraverso la testimonianza del fotografo, stimola il fruitore ad un confronto più riflessivo con la realtà.


Ed è questa la sensazione che si ha sfogliando la raccolta “Agence VU, 15 ans” appena pubblicata dalla casa editrice francese Editions de La Martinière. Informer? Enqueter? Dévisager? Voyager? Illustrer? Communiquer? Exposer? Collectioner? sono i titoli, posti a mo’ di domanda, i quali vogliono alludere al ruolo del fotoreportage, dividendo le immagini in otto sezioni, che risultano comunque un corpus unico che permette una visione, seppur parziale, dell’universo in cui viviamo. Senza pretendere di dare risposte ai grandi quesiti del mondo, l’agenzia VU propone fotografie rivelatrici.


stephane_duroy-berlinLa ribellione degli studenti cinesi a Piazza Tien An Men, dallo sciopero della fame fino alla tragica conclusione di alcuni di loro, è stata accompagnata dagli obiettivi di Davy, Hei Bai, Gabriel e Pascal G.. Il mondo ludico e melanconico dei bambini afgani tra le rovine e i carri armati abbandonati è suggerito da Krzystof Miller. La mano grezza e affettuosa di una rifugiata afgana in Iran che abbraccia il proprio bambino è di Isabelle Eshraghi, mentre i funerali del re ucciso in Nepal sono documentati da Philip Blenkinsop. E così, man mano che si procede con la lettura delle immagini, si scoprono i luoghi e gli uomini dimenticati del pianeta come l’Algeria (Bruno Boudjelal), i rifugiati kosovari in Macedonia (Cristina Garcia Rodero) e gli abitanti del “Villaggio dell’Aids” in Cina (Bertrand Meunier).

Nella seconda sezione del libro sono raggruppate inchieste come quella di Jane Evelyn Atwood, svolta nelle carceri femminili, e di Olivier Pin Fat alla frontiera birmano-tailandese, dove dei ragazzini, per pochi soldi, si prestano a lotte senza regole, subendo e inferendo colpi violenti ai loro coetanei. Oppure lo studio approfondito di Stanley Greene, che si reca in Cecenia con costanza da ben dieci anni, o ancora quello realizzato da Isabel Muñoz sui maestri cinesi di arti marziali.

 


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Ma l’agenzia può contare anche sul lavoro di fotografi come Gérard Rondeau, i cui ritratti di intellettuali sono pubblicati accanto a quelli eseguiti da Christophe Gin alla venticinquenne Nathalie, una giovane madre dalla vita estremamente disagiata. Pochissima profondità di campo caratterizza il linguaggio di Hien Lam Duc, che nel ritratto mette a fuoco, oltre allo sguardo, le gocce di sudore o le ciocche di capelli. Volti sfocati e corpi in movimento caratterizzano le opere di Serge Picard mentre quelle a colori di Rip Hopkins colgono gli uomini e le donne del Tajikistan nell’intimità e nella semplicità delle loro abitazioni.

E tra le testimonianze raccolte in “Voyager?” sono da segnalare le sovraimpressioni di Guillaume Zuili, che così ha voluto documentare le contraddizioni della Berlino di oggi, le immagini a colori di David Sauveur, di una Gerusalemme dove la vita quotidiana si svolge in un’atmosfera eterea e intangibile, il bianco e nero di figure dai contorni evanescenti di Michael Ackerman e i colori intensi del Cairo di Denis Dailleux.


Un itinerario senza fine, quello di “Agence VU’, quinze ans”, un volume che mette in risalto gli autori e il loro universo espressivo, senza tuttavia distogliere lo sguardo dal mondo che rappresentano e che fa anche riflettere sul percorso della fotografia e sulle sorti del fotogiornalismo.


©CultFrame 11/2002

 

 

IMMAGINI

1 Copertina del libro Agence Vu’, 15 ans

2 Stéphane Duroy. Berlin. Novembre 1989
3 Denis Dailleux. Le Caire. 1996-2000


CREDITI

Titolo: AGENCE VU’, 15 ans / Autori: membri dell’agenzia / Editore: Editions de La Martinière, 2002 / 528 pagine / 53,00 euro

 

LINK

Agenzia Vu’

Editions de La Martinière

 

INDICE DEL LIBRO

QUINZE ANS, C’EST A LA FOIS BEAUCOUP ET TRES PEU…
INFORMER ? Avec la participation de Jean-Luc Hees, directeur de France Inter
ENQUETER ? Avec la participation de Rony Brauman, médecin, ex-président de Médecins Sans Frontières
DEVISAGER ? Avec la participation de Josyane Savigneau, journaliste au Monde
VOYAGER ? Avec la participation de Titouan Lamazou, artiste-voyageur
ILLUSTGRER ? Avec la participation de Tomashi Furimoto, directeur artistique indépendant
COMMUNIQUER ? Avec la participation de Benoît Devarrieux, co-président de l’agence Devarrieux Villaret
EXPOSER ? Avec la participation de Robert Delpire, éditeur ; ainsi que d’Olivier Couqueberg, directeur de l’O.D.D.C. des Côtes-d’Armor ; Anne Sanciaud-Azanza, conservatrice chargée de la photographie contemporaine à la Bibliothèque nationale de France ; Alain D’Hooghe ; Paul Cottin, responsable à La Filature de Mulhouse ; Claude Archambault, département des expositions, Parc de la Villette ; François Cheval, conservateur en chef du musée Nicéphore-Niépce
COLLECTIONNER ? Avec la participation de Marin Karmitz, président de MK2 SA
INDEX ET CREDITS PHOTOGRAPHIQUES / REMERCIEMENTS