Duane Michals. Mostra fotografica

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Nel 1958, durante un viaggio in Unione Sovietica, Duane Michals realizza le sue prime fotografie: si tratta d’immagini che ritraggono con efficace semplicità realistica la gente per le vie di Leningrado. Il successo è immediato, ma il suo modo di intendere la fotografia muta, da allora in poi, radicalmente.

“Credo nell’immaginazione. Quel che non posso vedere è infinitamente più importante di quello che posso vedere”, dirà.

I suoi interessi si spostano verso un’indagine metafisica della quotidianità e, al pari del suo mito artistico, Magritte (del quale esegue tra l’altro una serie di ritratti particolarmente significativi), le sue immagini intendono cogliere nella realtà i segni di un enigma che è la vita stessa: attraverso la loro densità metaforica, cercano di render conto dei turbamenti, delle paure e delle illusioni insite nella natura umana, ma lo fanno con una tale delicatezza e partecipazione del mistero da far sconfinare il linguaggio fotografico nella poesia.
Alla fine degli anni Sessanta, mentre l’Arte tende ad inglobarla fra i suoi mezzi e la televisione ne assume ormai il compito documentario, la fotografia rimane ancora saldamente legata ai dettami del “realismo del momento decisivo” dei maestri contemporanei.

Proprio in questo periodo Michals opera una sorta di rivoluzione, prima trasgredendo al postulato dell’autonomia della singola immagine, fino al punto di scattare intere sequenze per raccontare situazioni da lui costruite, poi addirittura inserendo dei testi scritti sulle stampe; perché “l’artista non dovrebbe essere definito dal medium ma deve ridefinire il medium in funzione dei propri scopi” e la fotografia non è che un mezzo per esprimere pensieri, troppo complessi per ritrovarli in un’unica immagine.

A Mestre accanto alle sue prime fotografie sono esposti ritratti (di suoi familiari e di amici, fra cui Andy Warhol), “Sequences“, foto-testi e autoritratti ironici, lavori per i quali Michals è oggi ritenuto uno dei maggiori personaggi dell’avanguardia americana e un assoluto innovatore del linguaggio fotografico.

©CultFrame 04/2001

IMMAGINE

Duane Michals. Da “the human condition”, 1969

 

INFORMAZIONI

Dal 10 marzo al 29 aprile 2001

Galleria d’Arte Contemporaneo / Piazzetta Olivotti, Mestre, Venezia / Telefono 041952010

Orario: tutti i giorni 10.00-13.00 e 15.00-19.00 (chiuso lunedì)