La dolce vista. Mostra di Robert Doisneau

robert_doisneauUna mattinata invernale fredda e soleggiata. Una ragazzina minuta si dirige verso Société Laitière per comprare il latte. In una mano un recipiente, con l’altra tiene il fratellino infagottato nel suo cappotto grigio. Alle loro spalle incombono due palazzi immensi e tetri. L’austera latteria bagnata dal sole è vicina ma ancora distante per le gambe fanciullesche delle due creature gracili e indifese. La strada è deserta. Solo un ragazzo cammina dietro l’angolo, la testa abbassata. Gentilly: un quartiere alla periferia sud di Parigi. Qui nasce il 14 aprile 1912 Robert Doisneau e qui torna con la sua Rolleiflex per immortalare le atmosfere dell’infanzia che porta dentro di sé.

Les Petits Enfants au Lait (1932) è in mostra a Torino. Robert Doisneau: La dolce vista, in corso fino al 5 novembre è organizzata dalla Fondazione Italiana per la Fotografia e propone sessanta stampe originali provenienti dalla Collezione del Fondo Nazionale d’Arte Contemporanea di Parigi e da quella delle figlie di Doisneau.

Incisore, litografo diplomato alla scuola di Estienne, Doisneau decide di abbandonare il mestiere, che offre pochi sbocchi, per dedicarsi all’attività fotografica, a lui più congeniale. Esordisce come fotografo pubblicitario nel 1930; quindi è fotografo industriale alla Renault dal 1933 al 1939, poi dal 1946 è all’Agenzia Rapho. Durante l’orario di lavoro fugge per raggiungere le strade di Parigi e della sua periferia e per appagare il suo unico desiderio: ritrarre la fragilità del mondo ma anche il suo lato sereno, spesso colto sui volti e nei gesti di bambini, operai, anziani, sposi e innamorati. Le Dent del 1956, Les Frères del 1934 e i celebri baci di Baiser Blottot, Baiser valsé e infine Le Baiser de l’Hôtel de Ville che fa sognare i giovani e regala a Doisneau un’incommensurabile successo commerciale.

Uomo riservato e rispettoso, Doisneau così descrive il significato della fotografia : “Spesso è la continuazione di un sogno. Mi sveglio un mattino con una straordinaria voglia di vedere, di vivere. Allora devo andare. Ma non troppo lontano, perché se si lascia passare del tempo l’entusiasmo, il bisogno, la voglia di fare svaniscono. Non credo che si possa vedere intensamente più di due ore al giorno”.

 

©CultFrame 10/2000

INFORMAZIONI

Dal 13 settembre al 5 novembre 2000

Fondazione Italiana per la Fotografia / Via Avogadro 4, Torino / Telefono 011544132

Orario: martedì – venerdì 15.00 – 19.00 / sabato e domenica 10.00 – 19.00