Viaggio sentimentale. Mostra di Nobuyoshi Araki

Modelle nude che giocano con i propri genitali, ritratti di giovani donne sorridenti, corpi che si intrecciano, seni “deturpati” da sbaffi di colore, strade anonime di una metropoli capitalista, pupazzi inquietanti disposti per terra, immagini di fiori dalle mille sfumature cromatiche, fotografie microscopiche e opere gigantesche. Visitare una mostra del fotografo giapponese Nobuyoshi Araki è un’esperienza visiva che trasporta il fruitore in un vortice sensoriale difficilmente contenibile attraverso la razionalità.

L’esposizione intitolata Viaggio sentimentale, allestita al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, fornisce all’appassionato di fotografia una rappresentazione del mondo poetico di Araki assolutamente fedele alla realtà delle cose. Migliaia tra scatti a colori, in bianco e nero e polaroid costringono ad un esercizio visivo fuori dal comune, esattamente come fuori dal comune è la produzione di quest’artista.

Fotografo affetto da una sorta di bulimia creativa, il maestro nipponico mostra il corpo femminile con realismo volutamente sciatto ma in modo quasi mai violento. La sua è una raffigurazione assolutamente pura della sensualità femminile. Araki, infatti, utilizza l’oscenità semplicemente come elemento che porta alla rivelazione di ciò che la società tiene nascosto. La sua è “pornografia” sublime ed altamente poetica poiché fa emergere dagli inferi l’alienazione del mondo consumistico raccontando il sesso con umanissima gioia. Quello descritto nelle sue immagini è dunque un erotismo ludico, allo stesso tempo estremo ed infantile.

Ma uno degli aspetti più interessati, emersi anche dalle proiezioni di tre video effettuate alla mostra di Prato, è il profondo amore che Araki nutre nei confronti dei corpi che riprende, un amore delicato, solo in qualche caso espresso in modo estetizzante, che si concretizza visivamente grazie all’obiettivo della macchina fotografica, vera e propria protesi fallica del suo sguardo. Il suo è un atto creativo seriale con tratti cinematografici, un atto ossessivo e compulsivo ma assolutamente privo di fattori negativi. L’immagine viene catturata, divorata ed espulsa. Araki possiede la realtà, la rielabora concettualmente e la restituisce agli altri attraverso elementi visivi più autentici della vita stessa. Crea nel momento esatto in cui vede, dunque il suo gesto artistico è racchiuso in una frazione di secondo.

L’esposizione di Prato dà grande spazio, su alcuni giganteschi pannelli, alla produzione di “polaroid”, testimonianza di un rapporto diretto, senza sovrastrutture e preconcetti borghesi, con il mondo, ed inoltre presenta alcune immagini di Prato e Firenze realizzate con uno stile quasi da reportage fotogiornalistico, a dimostrazione del suo straordinario ed irrefrenabile eclettismo.

Completano la mostra innumerevoli volumi, provenienti da tutte le parti del mondo (ma in special modo dal Giappone), riguardanti il suo lavoro artistico, iniziato nell’ormai lontano 1964.

 

©CultFrame 06/2000

INFORMAZIONI

Dal 16 aprile al 25 giugno 2000

Centro arte contemporanea Pecci / Viale Repubblic 277, Prato / Telefono: 0574531900

Orario: tutti i giorni 10.00 – 19.00 (chiuso martedì)

 

LINK

CULTFRAME. Strategia del corpo. Il concetto di fisicità nel Novecento, da Picasso a Piero Manzoni

 

 

 

1 commenti

  1. Conservo un ricordo meraviglioso della giornata alla Fondazione Pecci, un autentico viaggio. Mi sembrò una grandissima opportunità dal momento che non avevo -e non ho- mai viaggiato…questi “incontri” ti consentono di guadagnare un punto di vista più oggettivo sulla realtà, si tratta d’un qualcosa d’indescrivibile e solo il tempo farà riemergere quello che avevi assimilato distrattamente.

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